Lo slittamento della cessione del 15% della Giorgio Armani a un nuovo socio oltre marzo del 2027, tempistica che era stata fissata nel testamento dello stilista scomparso un anno fa, giunge quasi in coincidenza con la chiusura del bilancio consolidato del 2025 della maison, il primo non firmato dallo stesso Armani ma dall'amministratore delegato Giuseppe Marsocci, che evidenzia luci e ombre.

Le ombre riguardano i ricavi netti consolidati del gruppo che sono stati di 2,19 miliardi di euro, in flessione del 4,6% sull'anno precedente a cambi correnti e di circa il 2,8% a cambi costanti.

La relazione sulla gestione del bilancio spiega come i complicati quadri geopolitici del 2025 abbiano «alimentato l'incertezza dello scenario globale, influendo sui mercati di largo consumo e ciò si è inserito nel contesto di un mercato del lusso in significativo rallentamento con una crisi che molti osservatori giudicano strutturale e non solo ciclica».

Scomponendo i ricavi 1,19 miliardi sono arrivati dal canale retail (-1,5% sul 2024 a cambi costanti), 753,7 milioni dal canale wholesale (-9,3%) e 224,3 milioni dalle royalties (-4,7%).

Ciò detto, però, il Gruppo Armani è stato capace, pur a fronte di vendite in calo, di aumentare in modo significativo la redditività grazie ad a una azione di contenimento dei costi operativi.