{mfimage} Dodici mesi fa sembrava impossibile immaginare Armani senza Giorgio Armani.

Con la morte dello stilista e imprenditore, scomparso il 4 settembre 2025 a 91 anni, finiva un modello industriale costruito nell’arco di mezzo secolo: quello di un’azienda identificata con il suo fondatore, insieme direttore creativo, azionista, amministratore e ultimo arbitro dell’estetica della maison.

Un anno dopo, il gruppo Armani ha una nuova governance e si prepara ad affrontare il passaggio più delicato della sua storia, quello dalla continuità alla successione industriale. È infatti arrivato il momento in cui le ultime volontà di Giorgio Armani cominciano a misurarsi con il mercato.

Secondo quanto espresso nel suo testamento, entro 12-18 mesi dalla sua morte la Fondazione Giorgio Armani dovrà cedere il 15% del capitale a un grande gruppo del settore luxury, con Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica indicati dallo stilista come interlocutori prioritari.

E dietro quella prima quota c’è una partita molto più grande, ovvero la possibile cessione, nei 3-5 anni successivi, di un’ulteriore quota tra il 30% e il 54,9% allo stesso acquirente, che potrebbe così arrivare a detenere fino al 69,9% del capitale.