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La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha parlato per la prima volta da quando, sei giorni fa, è stato annunciato il controverso accordo con cui il regime ha assegnato agli Stati Uniti una concessione di cent’anni su un quinto delle riserve petrolifere del Venezuela, le maggiori al mondo.
Machado, che è in esilio da dicembre del 2025, è stata accorta nelle espressioni usate. Ha cercato di criticare l’accordo senza criticare anche gli Stati Uniti, che erano il suo principale sponsor politico ma in questi mesi l’hanno tagliata fuori dai loro piani e le hanno impedito più volte di tornare in Venezuela, in sostanza perché non indebolisse l’attuale presidente Delcy Rodríguez, su cui hanno enorme influenza.
Allora Machado, mentre ribadiva che gli Stati Uniti sono un alleato imprescindibile e che ci vogliono i loro investimenti per ravvivare la disastrata industria petrolifera locale, ha concentrato tutte le sue critiche sul regime e su Rodríguez.
Machado ha detto che il regime non ha legittimità democratica, e quindi non è titolato a stringere accordi sul «patrimonio del nostro suolo». Rodríguez era la vicepresidente del dittatore Nicolás Maduro, e lo ha sostituito da quando lui è stato catturato e portato negli Stati Uniti con un’operazione militare a gennaio. Machado ha anche chiesto nuove elezioni, che però al momento non sono all’orizzonte.














