Vi ricordate Maria Corina Machado? La rappresentante della violenta oligarchia venezuelana premiata col Nobel per la pace 2025? Titolo tanto immeritato che lei stessa aveva proposto di passarlo al “paparino” Donald Trump (che, come noto si è speso per la pace).

Ebbene è stato proprio Trump a negare a Maria Corina la possibilità di rientrare in patria «per stare vicina alla mia gente, dopo il terremoto» del 24 giugno (2290 vittime). «Grottesco opportunismo politico» è stata la reazione da parte di responsabili dell’Amministrazione Trump a tale iniziativa.

ANCHE I SUOI (EX) ALLEATI interni si interrogano: «Che cosa può fare Machado in Venezuela? Non ha autorità, non ha un esercito, non ha una forza». Insomma, non solo non serve più, ma è di intralcio alla «eccellente» relazione tra la presidente ad interim Delcy Rodríguez e il tycoon di Washington.

Una bocciatura totale. Tanto che il tentativo del Premio Nobel di rientrare – dalla Virginia, via Curaçao – è stato impedito dal Dipartimento di Stato. In precedenza la compagnia aerea panamense Copa Airlines non l’aveva voluta a bordo per paura di ritorsioni Usa.

«Controproducente», «inopportuno»: il rientro in Venezuela non s’ha da fare. Gli ex alleati interni sono inflessibili: «Purtroppo Edmundo Gerardo Urrutia (il presidente che sarebbe stato eletto dal popolo venezuelano e messo da parte dai “brogli” organizzati dagli uomini di Maduro) non ha giurato (come presidente). Dunque la Machado non ha nessuna carica». Se ne stia negli Usa a godersi il Nobel, oggi può solo intralciare i piani di Trump a sostegno di Delcy, la cara presidente che ha affidato al tycoon la gestione del petrolio venezuelano (secondo il segretario di Stato, Rubio, ben 10 milioni di barili sarebbero stati trasferiti negli Stati uniti).