Una via di mezzo tra una trollata e una strizzatina d'occhio a Donald Trump. La scelta di María Corina Machado come nuova premio Nobel per la Pace sembra andare in questa direzione. La leader dell'opposizione venezuelana ha “strappato” il prestigioso riconoscimento all'inquilino della Casa Bianca, che pensava di meritarselo più di chiunque altro dopo il fragile accordo di pace per Gaza.Privare del riconoscimento Donald Trump – personaggio irascibile e impulsivo – da un lato; dall'altro premiare una figura che si potrebbe definire “trumpiana” e che potrebbe mettere ancora più pressione sul regime del Venezuela, avvolto da una crisi disastrosa, ricco di risorse ma con ben pochi alleati a livello internazionale. Questa, quindi, la scelta fatta dal Comitato norvegese.Motivando il premio con l'impegno da parte di Machado per la democrazia e la lotta pacifica contro il regime di Nicolás Maduro, dimentica però che la vincitrice qualche problema col concetto stesso di democrazia ce l'ha. E che la sua vittoria potrebbe essere un raro caso di Nobel per la Pace che acuisce un conflitto, invece che placarlo.Le analogie con altri leader internazionaliQuando, nell’estate del 2024, Machado ha scelto come candidato alle elezioni l’ex diplomatico Edmundo González Urrutia, l’opposizione venezuelana iniziò ad affidarle ogni decisione cruciale. Mentre il regime di Maduro la dichiarava ineleggibile, l’ex deputata – laureata in ingegneria, fondatrice dell'ong Fundación Atenea, da anni ai margini della vita politica per le sue posizioni radicali – è riuscita a imporsi come la voce dominante del fronte anti-chavista.Ma la sua ascesa ci racconta più lo stato tragico in cui versa la politica venezuelana – costretta tra due fronti: una esterna, con l’influenza degli Stati Unitie e una interna con la repressione governativa - più che la rinascita democratica nel Paese.La popolarità di Machado è cresciuta negli anni anche grazie a due alleati fondamentali: Washington e i mezzi d'informazione internazionali che l’hanno presentata come la sola speranza democratica del Venezuela dopo 25 anni di governo socialista. Qualche mese fa ha fatto visita al figlio di Trump, Don Jr., che le ha offerto un palco nel suo podcast e l'opportunità di giurare fedeltà anche al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, mentre venerdì mezzo mondo, incluso tutto il centrosinistra europeo, si congratulava con lei per il Nobel ricevuto.Machado è stata a lungo legata all'ala della destra più estrema latinoamericana: appoggiò il tentativo di colpo di Stato del 2002 - quando le elezioni furono vinte regolarmente da Hugo Chavez - e ha messo la sua firma sul famigerato “decreto Carmona”, che tentò di sciogliere il Parlamento, la Costituzione e la Corte suprema venezuelana. Finita l'era dell'ex comandante, che morì con un tasso di approvazione relativamente alto, i venezuelani videro il loro Paese deteriorarsi sotto diversi aspetti, in particolare per quanto riguardava la corruzione e la sicurezza.Così nel 2014 Machado chiese pubblicamente un intervento militare in Venezuela e nel 2019 sposò un altro maldestro tentativo golpista, quello di Juan Guaidó, diventando sempre più un riferimento per il MAGA.Oggi Machado incarna la visione neoliberista e anticomunista che l'avvicina più ai presidenti Javier Milei e Jair Bolsonaro che ai moderati della sua stessa coalizione: favorevole alle privatizzazioni totali, all’apertura indiscriminata al capitale straniero e alla resa dei conti con i socialisti.“Ha avuto una breve pausa dal suo interventismo bellicista quando ha sostenuto un percorso elettorale in Venezuela, ma non è durata a lungo: nell’ultimo anno è tornata alle sue consuete posizioni guerrafondaie”, ci spiega via email il sociologo Gabriel Hetland, che scrive di America Latina per riviste New Left Review e The Nation.Il collasso venezuelanoD'altra parte, Hetland invita la sinistra internazionale a non giustificare Maduro: le ultime elezioni sono state fraudolente e la violenza governativa contraddice ogni principio socialista. Difendere le conquiste del chavismo – dice lo studioso – significa riconoscere la degenerazione autoritaria del regime e prendere le distanze da chi lo sostiene per cieca fedeltà ideologica.Il Consiglio elettorale nazionale non ha mai pubblicato i risultati completi del voto, giustificando il ritardo con un presunto attacco hacker non provato: un'anomalia senza precedenti. Dunque bisogna credere all'opposizione, che sostiene di aver ottenuto due terzi dei voti, contati da alcuni organismi indipendenti che ne confermano la plausibilità. Mentre il Carter Center e una missione delle Nazioni Unite hanno detto chiaramente che le elezioni "non hanno rispettato gli standard internazionali".Persino i presidenti di Brasile, Colombia e Messico, tradizionali alleati di Caracas, hanno preso le distanze, con il presidente brasiliano Lula e quello colombiano Gustavo Petro che hanno chiesto espressamente nuove elezioni.Per di più, spiega Hetland, di autenticamente socialista in Venezuela è ormai rimasto poco: a Caracas, dei cafonissimi mall di nome Avanti dove si vedono televisori da 100mila euro convivono con il degrado più profondo, al punto che pure il Partito comunista venezuelano anni fa ha mollato Maduro, accusandolo di politiche neoliberiste. La violenza poliziesca colpisce soprattutto i più poveri, come dimostrano le proteste spontanee di massa nei quartieri in tutto il paese, con più di 900 manifestazioni nel solo 2024. Sui ceti medi impoveriti, intanto, il messaggio da rottamatrice di Machado ha una forte presa.Il sostegno di Trump a MachadoLa leader venezuelana è anche parte integrante di una rete transnazionale della nuova destra globale: vicina al partito spagnolo Vox, ostile a Cina e Russia (che spesso vengono in soccorso di Maduro) e garante, per l'alleato statunitense, di quel programma di ristrutturazione estrema di un'economia già al collasso. Sono oltre 7 milioni i venezuelani emigrati all'estero negli ultimi dieci anni: cifre da paese in guerra.Proprio per questo è in perfetta sintonia con Trump, che peraltro è stato ringraziato "immensamente" da Machado per aver schierato navi da guerra nel Mar dei Caraibi e aver affondato diverse navi di presunti narcotrafficanti. L’amministrazione statunitense sostiene che si tratti di operazioni antidroga – quattro negli ultimi due mesi, con decine di vittime – contro il gruppo criminale venezuelano Tren de Aragua, ma numerosi esperti e organizzazioni per i diritti umani le definiscono esecuzioni extragiudiziali e gravi violazioni del diritto internazionale, che hanno ucciso forse anche diversi minorenni: il segnale di un ritorno a logiche autoritarie e di una palese escalation.Sul caso di Alberto TrentiniSe anche il Partito Democratico italiano si unisce alle congratulazioni per il premio - salvo poi rimuovere misteriosamente quel messaggio dal sito -, il governo Meloni deve tenere conto del caso di Alberto Trentini, il cooperante di Humanity & Inclusion detenuto in Venezuela dal novembre 2024, usato come ostaggio diplomatico. La nomina del diplomatico Luigi Vignali ha aperto nei giorni scorsi un canale di dialogo diretto con Caracas. Ma il clima politico rende più delicata la posizione di Trentini.Dopo il Nobel e la possibile sospensione delle ostilità in Medio Oriente, gli Stati Uniti potrebbero adottare con il Venezuela una posizione sempre meno ambigua. Le conseguenze di un simile intervento sarebbero catastrofiche e tutt’altro che pacifiche, dice Hetland: “Machado invoca esplicitamente l’uso della forza militare per rovesciare Maduro, e chi le ha assegnato il Nobel è stato irresponsabile".
Chi è davvero María Corina Machado, un premio Nobel che non dispiace a Trump
Un riconoscimento, quello alla leader dell'opposizione venzuelana Machado, al bivio tra un tentativo di sostenere la democrazia e il rischio di una deriva sociale nel paese latinoamericano











