Ci sono dati che, ripetuti abbastanza spesso, perdono il loro potere di scandalizzare. Il “problema della crescita italiana” è uno di questi. Eppure i numeri restano scioccanti: l’Italia non è un paese che cresce poco, è un paese che negli ultimi due decenni non è cresciuto quasi per niente — e questo spiega perché il benessere percepito dagli italiani si sia progressivamente eroso.Questo stesso fenomeno ha un impatto diretto e misurabile anche sul settore in cui lavoriamo ogni giorno: quello assicurativo, e il collegamento tra i due fenomeni non è casuale, ma strutturale, e si muove in entrambe le direzioni.Indice degli argomenti

Crescita zero Italia e protezione assicurativaI dati della crescita zero in ItaliaProduttività, salari e debito nella crescita zero italianaCrescita zero e mercato assicurativo italianoPMI, cyber e catastrofali: il protection gap italianoInnovazione per uscire dalla crescita zero italianaIl Nobel e il ruolo del settore assicurativoCrescita zero Italia e protezione assicurativaDa un lato, un’economia che non cresce e salari reali fermi da trent’anni comprimono la capacità di spesa delle famiglie e la marginalità delle imprese, rendendo la protezione assicurativa percepita come costo discrezionale piuttosto che investimento necessario.Tale situazione limita la crescita della protezione assicurativa, che fatica a raggiungere i livelli in linea con le medie europee, e alimentano il rischio che le coperture già attive vengano ridotte o compresse per contenere i costi, generando un fenomeno ormai noto in cui si vedono polizze RC Auto fittizie o di fatto prive di copertura e valore reale.Dall’altro, un paese strutturalmente sottoassicurato è anche un paese più fragile davanti agli shock: imprese che chiudono dopo un sinistro non coperto, famiglie che si indebitano per un evento climatico non assicurato, un settore pubblico costretto a intervenire con risorse che potrebbero essere investite altrove.Il protection gap italiano, in altre parole, non è solo una conseguenza della stagnazione economica: ne è anche, silenziosamente, una delle cause di lungo periodo, perché sottrae al sistema una delle infrastrutture di resilienza che permetterebbero a famiglie e imprese di assorbire gli shock e tornare a investire più rapidamente.I dati della crescita zero in ItaliaTra il 2004 e il 2024, l’Unione Europea è cresciuta in media del 29%, l’area euro del 25%. L’Italia, nello stesso periodo, è cresciuta solo del 5%: nessun paese europeo, a parte la Grecia, ha fatto peggio di noi.La crescita media annua reale degli ultimi 25 anni si è fermata allo 0,5%, contro l’1,4% del resto dell’Eurozona, e il PIL pro capite reale è cresciuto di appena l’1,8% in vent’anni, contro il +33,8% del Regno Unito e il +28,7% della Germania — un ritardo strutturale che oggi si misura in decenni di sviluppo mancato.Produttività, salari e debito nella crescita zero italianaA questo si somma una produttività sostanzialmente ferma da tre decenni: senza guadagni di produttività un paese può crescere solo aumentando le ore lavorate, non il valore generato per ogni unità di lavoro.La conseguenza si vede nelle buste paga, con un potere d’acquisto dei salari lordi dipendenti diminuito del 4,5% in dieci anni, e sul fronte finanziario, con un debito pubblico al 137,1% del PIL nel 2025, tra i più alti del mondo sviluppato: un’economia che non cresce rende il debito proporzionalmente più pesante anno dopo anno.Crescita zero e mercato assicurativo italianoEd è qui che il quadro macroeconomico smette di essere un tema astratto e diventa un problema concreto per il nostro settore. Il mercato assicurativo italiano, pur avendo chiuso il 2025 con una raccolta premi record di 162,2 miliardi di euro — pari al 7,2% del PIL — resta strutturalmente sottodimensionato rispetto alle altre grandi economie europee, ed è difficile non vedere in questo gap lo specchio della stagnazione economica del paese.PMI, cyber e catastrofali: il protection gap italianoI numeri sono netti. La penetrazione assicurativa danni in Italia è all’1,9% del PIL, la più bassa tra i nove principali mercati europei monitorati da ANIA su dati EIOPA; al netto della sola RC auto, scende addirittura all’1,1%.Sui soli premi non auto, l’Italia si ferma all’1% del PIL, contro una media europea del 2,4%. Il dato forse più esplicito riguarda le PMI, il cuore produttivo del paese: oltre il 14% sceglie di non assicurarsi affatto, e per il 56% di chi non lo fa il motivo principale è la percezione che il costo del premio sia troppo alto rispetto al danno atteso — un chiaro sintomo di un’economia in cui la marginalità è compressa.Sul fronte cyber, meno del 10% delle imprese possiede una copertura specifica; sul fronte catastrofale, meno del 5% delle abitazioni risulta assicurato contro eventi climatici e sismici, nonostante oltre l’80% del territorio nazionale sia a rischio sismico — un gap di protezione che l’Italia condivide, non a caso, con la Grecia, l’altro grande caso europeo di stagnazione economica ventennale.Innovazione per uscire dalla crescita zero italianaIl costo del lavoro italiano resta basso da anni, e non per caso: dentro la moneta unica l’Italia non può più usare la leva della svalutazione per difendere la competitività di prezzo delle proprie imprese, e il costo del lavoro contenuto è diventato l’unico margine rimasto per restare competitivi sui mercati internazionali.Ma questo significa anche che, senza innovazione e senza un vero vantaggio tecnologico, i salari non potranno salire: lamentarsi della debolezza salariale ha poco senso se non si investe, con la stessa urgenza, nell’innovazione che sola può alzare la produttività — e con essa le retribuzioni.Il Nobel e il ruolo del settore assicurativoIl Premio Nobel per l’Economia 2025, assegnato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt “per aver spiegato la crescita economica guidata dall’innovazione”, indica dove sta la via d’uscita: nelle parole del presidente del comitato Nobel, John Hassler, “la crescita economica non può essere data per scontata. Dobbiamo sostenere i meccanismi che stanno alla base della distruzione creatrice, in modo da non ricadere nella stagnazione”.È lo stesso principio che vale per il settore assicurativo: colmare il protection gap italiano — su PMI, cyber, catastrofali, salute — non è solo un obiettivo commerciale per le compagnie, ma una leva di resilienza economica per il paese, e uno dei meccanismi di innovazione che l’Italia deve rimettere in moto. Non risolveremo da soli il problema della crescita italiana, ma un settore capace di innovare di più, più velocemente e con più coraggio può essere parte della soluzione, non solo una funzione che ne subisce le conseguenze.