A cavallo tra maggio e giugno i primi malori: studenti costretti a lasciare le classi, che segnavano 32 gradi, per cercare sollievo all’esterno o negli spazi comuni. L’allarme caldo è partito alla fine dello scorso anno scolastico e si ripresenta ora, esattamente come tre mesi fa, per la ripresa delle lezioni a settembre. Succede per via delle temperature torride che ancora investono l’Italia, da Nord a Sud, e succede perché solo l’11% delle aule dispone dell’aria condizionata. Il fatto è che adesso sono i sindaci – specialmente nel Meridione, dove il caldo è più intenso – a farsi portavoce dei propri cittadini e dei genitori per chiedere di spostare l’inizio delle lezioni. Ma non solo, anche i medici e i sindacati.
Aule roventi al Sud Italia: “Così non si può fare lezione”
Dalla Sicilia alla Puglia, passando per la Calabria e la Campania, sono decine le richieste indirizzate alle rispettive Regioni per posticipare il rientro tra i banchi. Lo hanno fatto i Comuni di Gallipoli e di Stornara, rispettivamente in provincia di Lecce e di Foggia, attraverso note istituzionali. Il sindaco di Stornara, Roberto Nigro, ha scritto al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, per chiedere “un posticipo della data di riapertura della scuola su base regionale” oppure, se non fosse possibile rivedere il calendario scolastico, in alternativa “la flessibilità per i Comuni e le scuole di modulare l’inizio delle attività didattiche fino a quando le temperature non torneranno a livelli accettabili”. Questo perché “i plessi del nostro istituto comprensivo accolgono alunni in una fascia d’età particolarmente delicata: bambini e ragazzi dai 3 ai 13 anni, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado. Le nostre aule, purtroppo, come nella quasi totalità della Puglia, non sono dotate di impianti di condizionamento dell’aria. Costringere bambini così piccoli e giovanissimi a stare seduti per ore in aule che si trasformano in veri e propri forni significa esporli a rischi concreti di colpi di calore, malori e disidratazione, oltre a rendere del tutto impossibile l’apprendimento e il lavoro del corpo docente e del personale Ata. Fare scuola in queste condizioni non è decoroso né sicuro”.












