C’erano già state le avvisaglie, con esami di maturità sostenuti a 36, 37 gradi nel corso della prima, intensa ondata di calore di giugno. In quei giorni i ventilatori non bastavano più, lo stress termico aveva mietuto malori fra studenti e insegnanti. Ora, dopo quasi tre mesi e cinque ondate di calore, che sono diventate un’unica ininterrotta bolla anticiclonica su gran parte della penisola, siamo di nuovo punto e a capo. Gli esami di riparazione affrontati a partire dall’ultima settimana di agosto si sono trasformati in un’autentica sfida fisica di adattamento al caldo estremo. E gli appelli dei medici che si sono susseguiti rischiano però di rimanere lettera morta, fin quando negli uffici del ministero della Pubblica istruzione non si inizierà a porsi seriamente il problema della climatizzazione, oltre che della ristrutturazione, dei plessi scolastici.

Specialmente al meridione, nonostante sia stato annunciato un calo delle temperature a partire da metà settimana, il caldo anomalo (che purtroppo anomalo non è più vista la sta persistenza) minaccia di proseguire ancora per giorni e giorni. Così dalla Sicilia alla Puglia, passando per la Calabria e la Campania, sono decine le richieste indirizzate alle rispettive Regioni per posticipare il rientro tra i banchi. Lo hanno fatto i Comuni pugliesi di Gallipoli e di Stornara, provincia di Lecce e di Foggia, con documenti ufficiali. Ad Agropoli, in provincia di Salerno, la prof Maria Cuono ha presentato “un’istanza urgente ai vertici istituzionali, locali e nazionali”, trasmettendo al tempo stesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri una petizione popolare, per chiedere senza mezzi termini il rinvio dell’apertura dell’anno scolastico. “Questo scenario – spiega una nota – come evidenziato nei documenti inviati alle autorità competenti, configura una palese violazione delle condizioni di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro (ai sensi del D.Lgs. 81/08). A supporto dell’azione è stata segnalata direttamente a palazzo Chigi la petizione avviata sulla piattaforma Change.org, che sta registrando una rapidissima escalation di sottoscrizioni da parte delle famiglie e del personale scolastico. La petizione, in quattro giorni, ha superato le 10mila adesioni.