Sembra una scena tratta da un film di James Bond, quella raccontata da Woepke Hoekstra. Commissario europeo per il clima, olandese di 50 anni dal fisico asciutto di chi è nato in bicicletta. È un uomo cresciuto nel mondo delle imprese e della politica, non di certo un ambientalista. Prima in Shell e in McKinsey, poi ministro e vicepremier dei Paesi Bassi. Quanto affermato da Hoekstra ai microfoni di Euronews ha dell’incredibile. Ha accusato la Cina di aver inserito interruttori all’interno delle pale eoliche installate in Europa, così da poterle spegnere da remoto. Secondo il Commissario i cinesi praticano spionaggio industriale ormai a livello diffuso.
L’Europa sta costruendo la propria autonomia energetica con tecnologie che non controlla. Pannelli solari, batterie, inverter ed elettrolizzatori, ossia gli strumenti con cui pensiamo di liberarci dai combustibili fossili, dipendono da filiere concentrate soprattutto in Cina. Queste macchine, importate nell’Unione, diventano parte della rete elettrica e a quanto pare sono in grado di raccogliere dati ed essere controllate a distanza. È così che la dipendenza si trasforma in coercizione. I contorni della vicenda rimangono nebulosi, ma la radice del problema è a noi ben nota.






