La Cabina di Regia delle cinque Regioni del Nord che nasce oggi a Torino può davvero rappresentare un cambio di passo. A patto che non resti un ennesimo tavolo di principio, ma un metodo di lavoro che mette insieme territori cruciali per la crescita economica del Paese - cinque regioni che insieme pesano oltre la meta del Pil nazionale - attorno a dossier precisi. Il peso della burocrazia sul sistema delle imprese, l’accesso al credito, le filiere industriali, le regole sugli aiuti di Stato. Ed è attorno a questa concretezza che si misurerà il peso e l’impatto dell’iniziativa, a prescindere dai risultati immediati. Fermo restando che il valore politico dell’operazione dipenderà da un fattore che oggi resta aperto: la capacità di trasformare un coordinamento tra Regioni in un interlocutore riconosciuto da Governo e Commissione europea. La differenza tra visibilità istituzionale e svolta reale sta tutta lì. Il calendario aiuta a capire se la promessa reggerà. Il Decreto Imprese atteso per il prossimo mese di ottobre offre un primo banco di prova ravvicinato per verificare se le proposte troveranno spazio concreto nei provvedimenti.

Decisivo anche il coinvolgimento diretto di Confindustria e delle rappresentanze industriali regionali: aver portato le imprese al tavolo, insieme agli assessori, riduce la distanza tra chi scrive le politiche e chi ogni giorno affronta costo del credito, burocrazia e transizione tecnologica. Resta un nodo di fondo: senza una sponda stabile a Roma e a Bruxelles, il rischio è che tutto si areni in un dialogo tra pari livelli istituzionali. Il Nord produttivo, con questa iniziativa, dimostra di saper fare squadra: ora tocca al Governo raccogliere la sfida, ma anche agli enti locali fare la propria parte, perché il primo passo diventi l’inizio di un percorso condiviso, e non un episodio isolato destinato a esaurirsi in un semplice annuncio di fine estate, senza seguito. Non è un caso che la novità più interessante non sia la sigla in calce a un documento, ma il metodo: l’intesa tra le Regioni, il confronto con il mondo produttivo, infine la richiesta di un canale stabile con Roma e Bruxelles. È una sequenza che, se rispettata, può diventare un modello replicabile anche su altri dossier oggi frammentati tra territori diversi. Il vero banco di prova, però, resterà la capacità di tradurre il consenso politico in atti concreti: senza quel passaggio, la Cabina di Regia rischia di restare un buon esempio di collaborazione istituzionale privo di ricadute reali sulle imprese che ogni giorno attendono risposte.