La Cabina di Regia delle cinque Regioni del Nord che nasce oggi a Torino può davvero rappresentare un cambio di passo. A patto che non resti un ennesimo tavolo di principio, ma un metodo di lavoro che mette insieme territori cruciali per la crescita economica del Paese - cinque regioni che insieme pesano oltre la meta del Pil nazionale - attorno a dossier precisi. Il peso della burocrazia sul sistema delle imprese, l’accesso al credito, le filiere industriali, le regole sugli aiuti di Stato. Ed è attorno a questa concretezza che si misurerà il peso e l’impatto dell’iniziativa, a prescindere dai risultati immediati. Fermo restando che il valore politico dell’operazione dipenderà da un fattore che oggi resta aperto: la capacità di trasformare un coordinamento tra Regioni in un interlocutore riconosciuto da Governo e Commissione europea. La differenza tra visibilità istituzionale e svolta reale sta tutta lì. Il calendario aiuta a capire se la promessa reggerà. Il Decreto Imprese atteso per il prossimo mese di ottobre offre un primo banco di prova ravvicinato per verificare se le proposte troveranno spazio concreto nei provvedimenti.

Coinvolte Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto

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