Per lungo tempo la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è stata misurata in primis sulla capacità di offrire ai cittadini operazioni semplici e veloci, come la scarico di un certificato anagrafico o il pagamento di una contravvenzione da smartphone. Oggi quel primo capitolo dell’innovazione pubblica si può considerare archiviato. La vera frontiera per gli enti locali si è spostata su un terreno assai più complesso e delicato: la gestione digitale delle pratiche ad alto impatto burocratico, dai permessi edilizi alle licenze commerciali, fino ai piani di conformità ambientale.
La priorità è rendere più rapidi i processi autorizzativi
A fare il punto su questa transizione è il focus “Permitting, Compliance and Public Engagement Benchmark 2026”, curato dal centro studi di Granicus e basato sul tracciamento di miliardi di interazioni tra utenti e istituzioni locali. Dal report emerge una realtà in profonda trasformazione, in cui la pressione sui servizi municipali ha raggiunto livelli critici. Ben tre amministrazioni su quattro indicano come priorità assoluta la riduzione dei tempi di attesa per il rilascio di licenze e autorizzazioni. Per il cittadino, infatti, la percezione dell'efficienza di un Comune non dipende più soltanto dalla grafica del sito web, ma dalla velocità e dalla trasparenza con cui viene evasa una pratica edilizia o una richiesta di occupazione del suolo pubblico.









