Una burocrazia invisibile, predittiva e integrata. È il punto di arrivo atteso dalla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, secondo quanto emerge dal “Digital Government Outlook” dell'Ocse. Lo studio segnala che i governi più avanzati stanno evolvendo da un modello di digitalizzazione a silos – dove ogni ministero o comune sviluppava la propria applicazione isolata – per abbracciare il modello delle Digital Public Infrastructures (Dpi). Si tratta di ecosistemi sicuri e interoperabili, capaci di far dialogare le banche dati pubbliche nel pieno rispetto della privacy.
Il cittadino al centro
Il cuore della sfida non è solo tecnologico, ma culturale. Il report dell'Ocse evidenzia come la progettazione delle piattaforme pubbliche stia sposando un approccio rigorosamente human-centric (centrato sulle persone), con l’obiettivo di far propria l'esperienza d'uso delle migliori piattaforme private del settore tech o dell'e-commerce: interfacce intuitive, accessibilità universale e, soprattutto, l'abbattimento del carico burocratico sul cittadino.
In questa nuova visione, il traguardo finale è la proattività. Una PA efficiente non aspetta che sia il cittadino a compilare moduli complessi per richiedere un bonus, un'esenzione o un rinnovo, ma è la piattaforma stessa che, incrociando i dati in possesso dello Stato, anticipa il bisogno dell'utente e gli propone il servizio con un semplice clic di conferma.










