Le nuove tecnologie digitali hanno trasformato la pubblica amministrazione, con un impatto sulla qualità dei servizi erogati alle persone. Un percorso che non si esaurisce, ma prosegue sulla scia lasciata dall'innovazione tecnologica: in particolare, l'intelligenza artificiale può agire da acceleratore, con effetti diversi sia sulle attività dei dipendenti del comparto sia sul rapporto che la Pa instaura con i cittadini. Se utilizzata bene, può ridurre il carico di lavoro con l'automazione dei processi ripetitivi, liberando energia e tempo per i casi ad alto valore umano: per un impiego razionale di questi strumenti servono però investimenti, formazione continua del personale e sviluppo di nuove competenze.

A indicarlo è un nuovo studio di Accenture che ha indagato sulla trasformazione del settore nell'era dell'IA: per l'Italia l'analisi evidenzia un divario tra il livello di interazione digitale degli individui con la pa - il 52% dichiara di volerlo aumentare nei prossimi anni - e la fiducia che hanno nell'uso dell’intelligenza artificiale da parte delle amministrazioni (solo il 40% dei cittadini riesce a fidarsi pienamente). Un risultato che dipende dall'esperienza digitale vissuta finora, che è migliorata ma rimane complessa; dalle aspettative dei cittadini, a partire dalla trasparenza sull'impiego di queste nuove tecnologie, oltre che dalle loro skill digitali; e infine dall'aggiornamento delle competenze dei lavoratori della Pa.