C’è un momento preciso in cui qualsiasi benchmark smette di fare il suo lavoro. Non è quando i risultati sono buoni. È quando i risultati sono tutti buoni. Quando il 94% dei soggetti misurati ottiene il punteggio massimo o quasi, quella misurazione ha esaurito la sua funzione discriminante. Non misura più niente di utile. Certifica un livello raggiunto, certo, ma non dice dove andare. Non aiuta a capire chi è avanti e chi è indietro nella corsa che viene dopo.Questa è esattamente la situazione in cui si trova oggi la PA italiana, almeno per quanto riguarda la digitalizzazione di base. L’ottava edizione dell’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo, realizzata da FPA per Deda Next e presentata a FORUM PA 2026, registra un salto storico: 103 comuni capoluogo su 110 si collocano nella fascia più alta dell’indice Digital Public Services, con un punteggio medio di 87,2 su 100. Nel 2024 erano 35. L’anno scorso erano 67.Un risultato straordinario. Davvero. Nessuno vuole sminuirlo e questo certifica un risultato positivo delle politiche PNRR. Ma chi ha lavorato con benchmark, modelli di valutazione e sistemi di misurazione della performance sa che c’è un segnale preciso da riconoscere in questo tipo di dato: il benchmark è saturo. E un benchmark saturo non è più un benchmark. È una fotografia del passato o di un risultato raggiunto che ora richiede un pensare ad un nuovo livello.Indice degli argomenti