Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa digitalizzazione dei Comuni italiani viaggia ancora col freno a mano tirato, con una spesa media che si ferma appena allo 0,9% delle risorse totali impegnate e l’impossibilità tecnica di mappare i reali effetti della transizione per mancanza di dati pubblici omogenei. Nonostante la spinta senza precedenti del Pnrr, che ha mobilitato finanziamenti per il cloud, la cybersicurezza e le piattaforme nazionali come PagoPA e App IO, l’Italia non è ancora in grado di valutare con precisione dove e come la tecnologia stia davvero migliorando la macchina amministrativa.

Sono questi, in sintesi, i contenuti dell’ultima analisi svolta dal Centro di Ricerca degli Enti Pubblici (Rep) sullo stato dell’arte della digitalizzazione negli enti locali.

La scarsa trasparenza dei bilanci comunali

Il problema principale individuato dall’analisi Rep risiede nella scarsa trasparenza dei documenti contabili, dove l'unico indicatore comparabile resta la voce «Statistica e sistemi informativi». Questo programma di bilancio è però un contenitore troppo generico che mescola i costi per la semplice manutenzione dei software con i progetti di innovazione più ambiziosi, rendendo difficile per i cittadini distinguere tra gestione ordinaria e trasformazione digitale. Esistono poi forti discrepanze nelle modalità di imputazione delle spese, tanto che alcuni Enti registrano i costi informatici all'interno delle voci specifiche dei vari uffici, come l'anagrafe.