Trentadue voti a favore, quattordici contrari e quattro astenuti. È questo il caleidoscopio politico del Veneto, prima regione di centrodestra in Italia ad approvare la legge sul suicidio medicalmente assistito. Sono stati necessari due anni di mediazioni: due anni dal voto precedente, fallito; e, adesso, sedici ore di discussione e quarantacinque emendamenti. La maggioranza si è spaccata: una parte schierandosi con il presidente leghista Alberto Stefani e il suo predecessore Luca Zaia. E l’altra parte a combatterla, questa legge. Ha votato a favore il centrosinistra, hanno votato contro i Fratelli d’Italia. E ha votato contro pure la Lega di governo: il capogruppo Riccardo Barbisan, il suo vice Filippo Rigo e il commissario regionale Andrea Tomaello. Si è divisa pure Forza Italia, con due consiglieri astenuti e il giovane Jacopo Maltauro a favore. Avrebbe votato a favore anche Eric Pasqualon, Udc, costretto ad ammettere: «Il mio partito nazionale mi ha chiesto di votare diversamente, e quindi mi sono astenuto».

Fine vita, il Veneto dice sì: la proclamazione del voto in Consiglio regionale

Alla fine, comunque, la norma è passata. Stravolta, rispetto al testo di due anni fa, complici le sentenze della Corte Costituzionale che hanno letteralmente preso a picconate le leggi approvate nel frattempo in Sardegna e in Toscana. In particolare, a sparire è stato qualsiasi riferimento ai termini massimi di risposta, sostituiti da una generica raccomandazione alla celerità. Poi il resto, frutto della mediazione necessaria, per avere il contributo del centrodestra. Che ha chiesto questo: che nelle commissioni mediche vi sia anche un medico palliativista, con possibilità di discostarsi soltanto motivatamente dal suo parere; che al malato che chiede il fine vita venga prima offerta la possibilità di usufruire delle cure palliative e di parlare con un’associazione pro vita; che venga istituito un comitato bioetico regionale che fornisca delle linee guida chiare; che il personale sanitario decida volontariamente di assistere i malati nel fine vita. «Una risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano», ha detto Luca Zaia, tra i primi sostenitori di questa legge. «La dimostrazione del fatto che un'aula consiliare sa assumersi delle responsabilità e lo sa fare tenendo conto delle varie sensibilità», ha detto l’attuale presidente Alberto Stefani. Mentre a esprimere amarezza è il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia: «La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata. C’è soprattutto grande preoccupazione per le persone fragili e sole, ossia per le persone che affrontano la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo».