Con un voto destinato a suscitare un ampio dibattito nazionale, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita. Si tratta di un passaggio di rilievo nel quadro politico-istituzionale italiano: il Veneto diventa la quarta regione ad adottare una normativa sul suicidio assistito, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima amministrata dal centrodestra a compiere questo passo.
Il provvedimento, promosso dall’Associazione Luca Coscioni, definisce con puntualità procedure e tempistiche per l’erogazione, da parte del servizio sanitario regionale, dell’assistenza al suicidio medicalmente assistito.
Un testo analogo era stato esaminato e respinto nella precedente legislatura, nel corso del 2024; questa volta l’aula ha dato il via libera con un margine netto: 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.
A rimarcare la trasversalità e la sensibilità etica della materia è intervenuto Luca Zaia. «Sia a destra che a sinistra ci sono favorevoli e contrari», ha osservato, auspicando che questioni di tale natura vengano considerate una “no fly zone”, guidata unicamente dalla coscienza individuale dei consiglieri.
Interpellato sul segnale rivolto al Parlamento, Zaia ha invitato a non leggere la scelta come una sfida, bensì come un forte sollecito all’adozione di una legge statale omogenea: «L’obiettivo è evitare che ci siano 50 leggi diverse in Italia», ha spiegato, indicando in una norma quadro nazionale l’“ombrello” capace di armonizzare le disposizioni regionali e di rispondere a un’esigenza che, secondo lui, riguarda l’80% dei cittadini.










