Il barbone è così incolto che pare ieratico, sulla scrivania una tazza dell’Armata Rossa. L’aria da guru di chi si è costruito un personaggio prima di un programma politico. Hans-Thomas Tillschneider è l’autore delle 156 pagine con cui l’AfD sassone approccia le elezioni del 6 settembre per il Landtag della Sassonia-Anhalt, la regione più povera e più piccola del Paese dopo il Saarland. Basta sfogliarle per veder spiccare motti e promesse da propaganda scritte in un provocatorio lessico da ultradestra: la “remigrazione” che si allarga agli ucraini in Germania, il calo delle nascite dipendente da “deviazioni sessuali e stili di vita non riproduttivi” rispetto alla famiglia tradizionale e parallele campagne di educazione nelle scuole da “fanatici pervertiti di sinistra”. E poi ancora: classi separate per studenti disabili o figli di rifugiati, l’addio all’area Schengen e una serie di codici ripresi dai manifesti nazisti.Il documento porta la data del 23 gennaio come prima bozza, approvato poi con larga maggioranza in un congresso di partito ad aprile a Magdeburgo: da qui il nome con cui la stampa tedesca lo identifica come “manifesto di Magdeburgo”. A guidare la lista elettorale è invece un altro volto, quello rassicurante del 35enne Ulrich Siegmund, definito dallo Spiegel in copertina “l’uomo più pericoloso di Germania”: la sezione sassone del partito che rappresenta è già classificata dai servizi segreti interni come “sicuramente estremista di destra”, e il programma firmato da Tillschneider non fa nulla per smentire quella diagnosi.Il capitolo sull’immigrazione, il più esteso dei diciassette, elenca 43 misure diverse: dal sostegno al rimpatrio dei tedeschi emigrati a un’offensiva sulla “remigrazione” che includerebbe persino i rifugiati ucraini oggi presenti in Germania. Il diritto d’asilo garantito dalla Costituzione verrebbe cancellato e sostituito da quello che il testo chiama “Gnadenrecht”, un diritto di grazia concesso o negato a discrezione dello Stato, non della persona. Sulla cittadinanza si tornerebbe al principio dello ius sanguinis precedente al 2000, così da eliminare lo ius soli introdotto dalla riforma di quell’anno. Anche la scuola, dove il documento promuove esplicitamente il “pensare tedesco”, subirebbe una trasformazione radicale: l’obbligo scolastico sarebbe sostituito da un più vago obbligo formativo, per aprire la strada all’istruzione parentale nel proprio domicilio. E poi, la guerra all’”inclusione” negli istituti: secondo l’AfD, l’insegnamento comune tra bambini disabili e bambini che il programma chiama “normodotati” sarebbe “un esperimento fallito su tutta la linea”. “Metteremo fine all’inclusione senza indugio e potenzieremo le scuole speciali”, si legge. Scorrendo la pagina, il mirino si sposta su un’altra forma di segregazione scolastica: le “Sonderklassen für Flüchtlingskinder”, classi a parte per i figli dei rifugiati, pensate perché anche i più piccoli imparino, fin da subito, “che la loro permanenza in Germania resta provvisoria”.Il linguaggio del documento pesca a tratti dal repertorio che la Germania del dopoguerra ha provato ottant’anni a seppellire. Il capitolo sui trasporti si intitola “Räder müssen rollen!”, le stesse tre parole che i nazisti dipingevano nelle stazioni per esortare l’efficienza bellica nello slogan completo “per la vittoria”. Il programma chiede fino a tre anni di reclusione per chi denigra pubblicamente lo Stato tedesco, il popolo o l’inno nazionale: la stessa pagina lamenta che la tutela delle minoranze abbia eroso i diritti della “maggioranza tedesca”, capovolgendo la norma sull’istigazione all’odio nata proprio nel dopoguerra per evitare il ripetersi della propaganda disumanizzante contro le minoranze. Il capitolo sulla scuola liquida l’antirazzismo scrivendo che “il vero razzismo ormai esiste a malapena”.Lessico ancora più di stampo biologico nel capitolo dedicato alla famiglia: il calo delle nascite, sostiene il testo, dipenderebbe anche dalla crescente accettazione sociale di “deviazioni sessuali e stili di vita non riproduttivi” rispetto alla famiglia tradizionale. Le campagne scolastiche sull’educazione sessuale, invece, vengono bollate come il tentativo di “fanatici pervertiti di sinistra” di colpire l’anima dei bambini. Il preambolo, dal canto suo, cita il drammaturgo Bertolt Brecht, per accusare i partiti tradizionali di voler soffocare AfD come fu fatto sulla rivolta operaia a Berlino Est nel 1953: se il partito venisse messo fuori legge, si legge, “la democrazia morirà”. Riguardo i media, il programma promette di disdire immediatamente i contratti con l’emittente pubblica regionale e di abolire il canone sul modello finlandese. Alle Chiese, cattolica e protestante, verrebbe tolta la riscossione statale della tassa religiosa. Spunta anche una “guardia civica di volontari” da affiancare alla polizia, con idee che sembrano guardare all’Ice, tra il porto d’armi ampliato e la paura - segnalata dai giuristi tedeschi - di un sistema di profilazione etnica. Tra le centinaia di misure elencate a mo’ di catalogo burocratico, c’è persino la castrazione obbligatoria dei gatti randagi, per la “tutela del territorio e dell’agricoltura”. Il capitolo sulla remigrazione, invece, si chiude con un articolo sul riconoscimento sociale per chi lavora negli uffici immigrazione. Nel frattempo, la leader nazionale del partito, Alice Weidel, ha promesso in un’intervista alla Zdf di “chiudere le frontiere” e “aumentare le espulsioni” se l’AfD dovesse entrare nel governo federale.