Il caso dell’uomo che a Torino ha commesso due violenze sessuali nel giro di una mattina all’interno del minimarket dove lavora, di cui una nei confronti di una tredicenne, e che dopo sole 48 è stato scarcerato perché si è detto dispiaciuto, offre alcuni spunti di riflessione.

Il primo: anche andare al minimarket di mattina può rivelarsi pericoloso, per una donna o per un’adolescente. Non si tratta di una percezione, ma di una realtà e non pare un dato banale. Se già non è civile che una donna o un’adolescente non possa sentirsi al sicuro nel caso esca da sola in certi quartieri (ma non solo) dopo il tramonto o in ore notturne, dover mettere in conto di poter venire aggredite facendo la spesa e dallo stesso negoziante da cui ci si è recate è qualcosa che di norma non rientra nel novero delle classiche raccomandazioni ricevute dai genitori nel caso si nasca femmine. Occorrerà aggiornarle? Pare di sì.

Il secondo: se a chi commette un reato di natura sessuale basta dirsi dispiaciuto di averlo commesso per venire scarcerato, c’è oggettivamente da sperare che la pratica di dirsi dispiaciuti non prenda piede (libero). Come ha scritto Maria Corbi su La Stampa, rilevando la recidività dell’uomo in questione, “non basta chiedere scusa, e non perché siamo fan delle manette, ma perché deve arrivare il messaggio forte e chiaro: le donne non si toccano”.