La Germania attribuisce alla Russia il drone esplosivo trovato a Lipsia e parla di attacco ibrido. Per Berlino è l’ultimo tassello di una strategia di sabotaggio nella “zona grigia” contro la Nato. Un caso che riguarda anche l’Italia, tra cyberattacchi, spionaggio e minacce alle infrastrutture critiche. L’analisi di Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva
Con la conferenza stampa di Berlino di ieri, la vicenda del drone esplosivo trovato il 4 agosto scorso all’aeroporto di Lipsia/Halle ha smesso di essere un caso di cronaca giudiziaria per diventare un atto politico di portata europea. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt, affiancato dal ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul (nella foto), ha attribuito formalmente alla Russia la responsabilità dell’attacco, parlando esplicitamente di attacco ibrido e annunciando le prime contromisure: la chiusura del consolato generale russo di Bonn e la fine dell’accordo che regolava le attività della Casa Russa a Berlino. È una svolta che merita di essere letta non come un episodio isolato, ma come l’ultimo tassello di una campagna sistematica che Mosca conduce da tempo sul fianco orientale e centrale dell’Alleanza atlantica.












