La Germania cambia passo. E lo fa su un terreno sul quale Berlino, come molte altre capitali europee, si era finora mossa con estrema cautela: l’attribuzione pubblica delle minacce ibride alla Russia.

Ieri il governo tedesco ha accusato ufficialmente Mosca di essere responsabile del tentato attentato del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia/Halle, dove un drone carico di esplosivo era stato trovato nell’area di sicurezza, a pochi metri da un aereo cargo ucraino. Il detonatore non aveva funzionato. Le autorità tedesche considerano l’episodio parte del «modello consolidato delle operazioni ibride russe in Europa». Il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, ha annunciato la chiusura del consolato russo di Bonn dal 18 settembre e la rescissione del contratto che consente alla Casa Russa di operare a Berlino. Sul tavolo ci sono anche ulteriori espulsioni di diplomatici e nuove sanzioni contro Mosca.

La decisione tedesca ha raccolto la solidarietà della Nato e dell’Unione europea, insieme a quella di altri governi europei, compreso quello italiano tramite Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, che ha dichiarato che «la sicurezza dei nostri alleati è la sicurezza di tutti noi». Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha assicurato il pieno sostegno dell’Alleanza a Berlino. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto sapere che il caso di Lipsia va letto nel quadro più ampio delle crescenti minacce ibride contro l’Europa e che saranno discusse possibili nuove sanzioni. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito l’attacco di Lipsia una «svolta», avvertendo che l’episodio avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche e che la Germania deve prepararsi a nuove minacce ibride. Berlino porterà inoltre la questione al Consiglio Nato di oggi, quando presenterà agli alleati gli elementi raccolti sull’attribuzione a Mosca.