Pietro, che è stato anche presidente di Nomadelfia e sicuramente un pilastro della comunità, è morto dopo una malattiaGROSSETO
È venuto a mancare l’ultimo giorno di agosto, dopo un mese di infermità, Pietro. Si spegne una figura che ha rappresentato un pilastro umano e spirituale per la comunità di Nomadelfia. Nato a Caprino Bergamasco nel 1944, durante il periodo dello sfollamento da Milano, Pietro ha costruito una vita fondata sull’impegno e sulla coerenza evangelica. Il 1968 segna l’inizio del cammino matrimoniale con Luisa, un sodalizio che si è tradotto in una dedizione profonda al movimento di Comunione e Liberazione. Il 1970 è l’anno della svolta: insieme alla famiglia, e con la benedizione di Don Giussani, Pietro sceglie la strada di Nomadelfia. Qui, la sua operosità non ha conosciuto confini: dall’officina meccanica alla tipografia, fino alla direzione del giornalino "Nomadelfia è una proposta". La sua integrità lo ha portato a ricoprire ruoli cruciali: presidente, capogiudice, direttore dell’Assemblea e membro del Consiglio degli Anziani. Con uno sguardo sempre rivolto al futuro, ha anche firmato il primo sito web della comunità. "Una cosa sola è necessaria": è questa la bussola che ha orientato il suo agire. Non c’è retorica nel definirlo la "roccia" di Nomadelfia, un uomo capace di coniugare pragmatismo e una fede autentica, cercando sempre, prima di tutto, il Regno di Dio. La comunità si riunirà per l’ultimo saluto oggi, in programma oggi alle 16 nella sala don Zeno. Un momento per ricordare un uomo che ha fatto della propria vita un testamento di fedeltà, lasciando un segno indelebile in chi lo ha conosciuto e lavorato al suo fianco.







