Questo è un articolo del nuovo numero de Linkiesta Etc dedicato al tema dei limiti, disponibile in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
Ampio blouson in pelle di capra intrecciata, pantaloni in seta e organza, top in crepe di seta, borsa a spalla in vitello con fodera in suede, Giorgio Armani. Illustrazione di Beppe Conti
C’è una scena che ricorre sulle passerelle che contano: la modella avanza, l’editor si aggiusta gli occhiali, lo stilista dichiara che la sua collezione vuole “abbattere ogni limite”. Ogni. Limite. Detto con la solennità di un astronauta sul punto di piantare la bandierina. Soltanto che la passerella, di limiti, è costituita da cima a fondo: lo è il rettangolo del corridoio, lo è la partitura che il dj-set impone come protocollo, lo è il timer crudele dei dieci minuti di show, lo è il listino prezzi nascosto in showroom. Tutto, in moda, è limite ma dichiararsi limitless è ormai il limite obbligatorio del discorso pubblico, la chiusura ufficiale di un’epoca che continua imperterrita a fissarci i prossimi appuntamenti in agenda. Il fumettista Zerocalcare ce lo aveva fatto presente con un titolo che ha fatto epoca: la vita dovrebbe seguire la regola dello “Strappare lungo i bordi”, lì dove la perforatura promette al polpastrello una linea pulita.







