«Vo glio parlare con la mia mamma». Rincasa «in stato di choc», scrive la polizia, che la porta all’ospedale infantile Regina Margherita. Dopo la visita della pediatra, le agenti delle Volanti accompagnano la ragazzina, che ha 13 anni, e la madre, l’unica che lei vuole al suo fianco, a fare quello che va fatto. Ciò che è giusto fare. La denuncia. Sono le 20 e 30 di sabato quando la madre di questa figlia coraggiosa si siede nell’ufficio delle volanti della polizia di Torino. Ci sono, vicine, la madre, la figlia e la psicologa della squadra mobile. Prende la parola la mamma. Tutto viene messo a verbale, a partire dalla decisione più importante: «Voglio che si proceda penalmente nei confronti dell’autore del reato commesso nei confronti di mia figlia». Se ci sarà un processo, a carico dell’uomo di 42 anni accusato di violenza sessuale aggravata perché commessa su una minorenne che ha meno di 14 anni, la mamma si costituirà parte civile con la figlia. È una donna che vuole e chiede giustizia.
È una madre che da forza alla figlia, che a quel punto inizia a parlare. Incomincia dall’inizio. Da quel sabato mattina. «Eravamo a casa, io e i miei fratelli. Vivo con loro e la mamma, che era al lavoro. I miei fratelli avevano appena finito di cucinare. Mi hanno chiesto di andare a prendere dei succhi di frutta che ci piacciono. Io volevo andare in un altro minimarket ma poi mi sono resa conto di avere solo tre euro. Allora sono andata in quello che costa meno». Sono quasi le 13, la ragazzina entra nel negozio. «Ho visto il solito commesso che avevo già visto altre volte. Mi ha chiesto, come stai? E poi: Cosa hai fatto oggi? Parlava in italiano. Ho risposto che stavo bene e che mi servivano le bibite. Quando stavo per pagare, alla cassa, mi ha chiesto se volevo degli snack o altre bibite in regalo. Ho rifiutato, insisteva. Allora ho accettato di prenderne una, la bibita Monster. Mi ha ancora parlato. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho risposto 13. Ha risposto, sei molto giovane». Per la procura di Torino il fatto che l’indagato «fosse pienamente consapevole della minore età della persona offesa» aggrava il quadro accusatorio. Il commesso continua a parlare. «Poi mi ha chiesto se avessi il fidanzato. E io ho detto di sì, per cercare di allontanarlo».













