Una cessione pesante, un gradito ritorno, tante scommesse da vincere e una squadra che ora andrà costruita in tempi rapidi. Il Toro esce dal mercato estivo senza il gioiellino Njie, sacrificato sull’altare del bilancio in perdita, e riabbraccia Mandragora nell’ultimo giorno di trattative in cui il ds Petrachi ha preso anche Bragança per il centrocampo e Patterson per la corsia destra. I granata cambiano volto, dunque, considerando anche i rinforzi presi negli ultimi giorni come il portiere Perri e l’esterno Belghali. In totale Cairo ha speso quasi 30 milioni di euro tra prestiti e acquisti, mentre l’incasso è di poco superiore grazie a Njie (20 milioni dalla Fiorentina, bonus compresi), Pedersen (8 dall’Olympiakos) e anche Walukiewicz (5 milioni) che è stato riscattato dal Sassuolo. Non sono escluse possibili cessioni in extremis, visto come il Celtic Glasgow vuole Gineitis.
Dal no a Tagliafico al tris del Toro: tutto quello che è successo sul gong
Rivoluzione doveva essere e rivoluzione è stata, dopo aver affidato la panchina a un giovane allenatore debuttante come Ignazio Abate. Così il Toro ha scelto di puntare su giovani affamati e possibilmente italiani per ricreare un nucleo tricolore che si era perso nel tempo: la missione del ds Petrachi è stata complessa e lunga, visto che solo negli ultimi giorni sono arrivati i rinforzi che servivano da tempo. Gli acquisti last minute sono una tradizione per Cairo, ma la sensazione è che si sia aspettato troppo (le esigenze erano chiare da metà luglio) e anche i risultati – con le due sconfitte nelle prime due partite di campionato – vanno messe in conto a questa strategia.











