La rivoluzione della Juve ha radici lontane, con un altro cambio di guardia nell’area sportiva. Prima la staffetta tra Comolli e Carnevali, che come primo vero grande colpo porta al suo fianco Massara. E da giugno in poi, un po’ alla volta, la rosa bianconera è stata ribaltata: alla fine sono 9 i volti nuovi, tanti ma non quanti in fondo avrebbe voluto Spalletti. Il mercato in uscita però ha condizionato il tutto ed è stato un po’ il tallone d’achille: persi Kostic e soprattutto Vlahovic a parametro zero, sono tanti i prestiti messi a segno per sfoltire la rosa (da Openda a David, in mezzo Joao Mario, Di Gregorio, Adzic, Miretti), risolto il contratto di Arthur, quasi regalato Perin al Palermo. Con una rosa extra-large (al gong, saranno due i giocatori fuori lista in Serie A e ben cinque in Europa League) e i conti complicati dagli investimenti errati delle precedenti gestioni, la coppia Carnevali-Massara ha fatto i salti mortali riuscendo però a ricomporre la Juve in ogni reparto, pur dovendo spesso ripiegare su dei piani alternativi rispetto agli obiettivi principali.
In porta ora ci sono Vicario e Grabara, in difesa Celik e Lucumì portano esperienza ma il muro di Cabal ha fatto sfumare l’ultimo colpo Tagliafico, a centrocampo è il rilancio di Douglas Luiz a incuriosire mentre l’arrivo last minute di Pape Sarr serve per guardare avanti dopo la beffa Kessié, in attacco ce n’è per tutti i gusti: Aljabegovic è il colpo del futuro, Ekhator una scommessa fin qui sfortunata, Nico Gonzalez il ripescato di lusso, Kolo Muani e Woltemade la strana coppia di centravanti che dovrà garantire a Spalletti alternative, fisicità e soprattutto gol. La Juve è fatta, dovrà gestire anche pesanti infortuni di big come Thuram e soprattutto Yildiz: Carnevali e Massara hanno giocato la loro lunga e complicata partita, ora tocca a Spalletti.







