Il processo di spallettizzazione della Juventus è soltanto agli inizi e non sarà una rivoluzione improvvisa o, come direbbe lui, una fucilata nella notte. Sta procedendo di lima e pialla, quasi artigianalmente, anche perché deve modellare una squadra abituata al calcio di un allenatore completamente diverso da quello attuale, così come a sua volta Tudor era l’esatto contrario di Thiago Motta, che a sua volta era l’opposto di Allegri, che a sua volta era tutta un’altra cosa rispetto a Pirlo, che a sua volta eccetera eccetera.
Le prove tecniche
Questo schizofrenico andirivieni di tecnici in contraddizione uno con l’altro spiega come mai la Juventus sia una squadra all’eterna ricerca di un’identità. “I dati non possiamo fare a meno di utilizzarli”, dice l’ex ct, “ma il lavoro vero è trovare una stabilità nostra, non correggere qua e là”. È un lavoro di profondità, immaginando il tempo come un oceano. Intanto, per la più eclatante delle innovazioni, cioè il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro (quindi da un’epoca all’altra), non è ancora ora: “Ne stiamo accennando e dobbiamo obbligatoriamente lavorarci su. Ci vogliono tempo e componenti”, vale a dire settimane di addestramento e il recupero di Bremer. “Ma durante la sosta abbiamo lavorato su cose importanti con chi c’era. E da giovedì, con il gruppo al completo, ho visto qualcosa di nuovo”.








