L’arrivo quasi furtivo, le visite mediche di rito, la firma su un contratto che è insieme un’opportunità e un rischio. Il primo giorno di Luciano Spalletti alla Continassa è una centrifuga. Oggi allenerà per la prima volta la squadra (ieri lo ha fatto Brambilla) e parlerà in una conferenza che è sia di presentazione sia di vigilia, ma l’auspicio è che sia laconico. Meno parole (rispetto a quelle pronunciate nell’ultima, fallimentare esperienza in Nazionale), più campo (rispetto a quello che aveva a disposizione da ct). Il tempo è un lusso che non ha, l’esordio in casa della Cremonese di Nicola alleggerita dagli ottimi risultati incombe già domani sera.
Il rinnovo biennale scatterà in automatico solo con la qualificazione in Champions (intanto guadagnerà 3 milioni per 8 mesi) e che un tecnico del calibro di Spalletti, con uno scudetto tatuato sulla pelle, accetti una simile scommessa al buio la dice lunga sulla ferocia del suo desiderio. Luciano ha qualcosa da perdere e si assume rischi direttamente proporzionali ai rebus che è chiamato a risolvere. Il primo di questi rebus è ambientale. Dovrà piacere, e subito, a un popolo che lo vede come un nemico storico, l’uomo di Roma, Inter e soprattutto del Napoli campione. E dovrà farlo mentre quello stesso popolo guarda con crescente nervosismo l’operato della dirigenza che lo ha scelto, rendendolo parafulmine di un malcontento più ampio.












