Gli ultimi sei mesi, caratterizzati dal conflitto innescato nel Golfo persico dai bombardamenti statunitensi e israeliani del 28 febbraio sull’Iran, hanno mostrato la condizione di fragilità dell’Europa dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. Il blocco incrociato Teheran-Washington dello Stretto di Hormuz ha interrotto i flussi di gas e petrolio, mettendo sotto pressione i mercati dell’Unione europea. Come sottolinea l’analista dell’Istitute for energy economics and financial analysis (Ieefa) Ana Maria Jaller- Makarewicz, a rendere la situazione ancora più critica è la forte asimmetria nelle forniture: la dipendenza dell’Ue dal gas naturale liquefatto (Gnl) statunitense è salita al 73% ad agosto, con un balzo rispetto alla media del 60% registrata nei primi sei mesi del 2026, esponendo il Vecchio continente a nuove vulnerabilità strategiche e geopolitiche in una fase di forte instabilità dei mercati internazionali.
I bombardamenti sugli impianti di raffinazione e il blocco delle rotte attorno a Hormuz hanno prodotto ripercussioni sui prezzi dell’energia a livello globale ma si sono tradotte in particolare in un’impennata immediata dei listini e in una forte volatilità finanziaria sui mercati europei. In quelli all’ingrosso, le quotazioni del gas naturale sono aumentate in corrispondenza di ogni operazione bellica o riacuirsi delle tensioni (vedi il grafico sopra) e sono progressivamente schizzate verso la soglia dei 70 €/MWh (cifra mai vista dal gennaio 2023), trasferendo le tensioni tariffarie sia sui costi di produzione industriale che sulle bollette delle famiglie. L’analista Ieefa sottolinea come questo shock dei prezzi minacci direttamente la competitività delle imprese europee, alimentando spinte inflazionistiche che complicano i piani di ripresa economica dell’Unione. «Le famiglie e le imprese europee rischiano un potenziale aumento delle bollette energetiche invernali», scrive. «Se i prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità dovessero rimanere elevati per un periodo sufficientemente lungo, questi costi più elevati si ripercuoteranno inevitabilmente sui consumatori al dettaglio».









