La tregua dei mercati energetici è durata poco. Il riaccendersi dello scontro tra Stati Uniti e Iran nello stretto di Hormuz ha riportato il Brent sopra quota 100 dollari al barile e il gas europeo a sfiorare gli 81 euro al megawattora. È il ritorno di uno choc che non resta confinato alle materie prime: corre verso i distributori, pesa sulle bollette, riaccende l’inflazione e mette sotto pressione Borse e titoli di Stato.
HORMUZ INCENDIA I PREZZIIl nuovo salto arriva dopo l’ultima escalation tra Washington e Teheran e i nuovi attacchi alle navi nell’area dello stretto, attraverso cui passa circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas. Dopo che gli Usa hanno colpito cinque navi di Teheran, affondandone una, il Brent ha superato i 100 dollari per la prima volta da luglio, mentre il Ttf di Amsterdam ha toccato 80,99 euro al MWh, ai massimi da oltre tre anni. Il problema non è soltanto il greggio: la riduzione dei transiti, i costi assicurativi ormai eccezionali e la corsa tra Europa e Asia per accaparrarsi il Gnl disponibile amplificano ogni nuova tensione proprio mentre l’Europa deve riempire gli stoccaggi per l’inverno. Per l’Italia la trasmissione è già visibile alla pompa. Secondo Adusbef, dal 27 febbraio il gasolio è aumentato di 45,6 centesimi al litro, il 26,5%, nonostante lo sconto fiscale; senza il taglio delle accise l’incremento sarebbe di 62,6 centesimi. Un pieno da 50 litri costa così quasi 23 euro in più. La benzina è salita di 39,9 centesimi, con circa 20 euro in più a rifornimento.









