In principio c'era il ballottaggio. Nella sua versione iniziale, la legge elettorale prevedeva un secondo turno nel caso in cui nessuna delle coalizioni avesse superato il 40 per cento, e si sarebbe tenuto tra quelle che avessero raggiunto almeno il 35 per cento. Poi, nelle varie modifiche dello Stabilicum, era stato eliminato: la soglia per il premio è salita al 42 per cento e, se nessuno la raggiunge, il testo approvato dalla Camera il 16 luglio prevede un proporzionale puro. Le prospettive erano quelle di una sfida quasi perfettamente bipolare.A febbraio Roberto Vannacci stava uscendo dalla Lega. Ha lasciato il Carroccio il 3 febbraio e tre giorni dopo - come noto - ha fondato un nuovo partito che vola nei sondaggi. Secondo le ultime intenzioni di voto di Swg per il TgLa7, Futuro Nazionale supera anche Forza Italia: 7,5 per cento contro il 7,1 degli azzurri, quarta forza del Paese. Ecco spiegato - in breve - perché si è tornato a parlare di ballottaggio. Perché il centrodestra potrebbe così teoricamente non includere Vannacci in coalizione, per poi "costringerlo" - o meglio, "costringere" i suoi elettori - a una scelta di campo al secondo turno. Centrodestra contro centrosinistra.Si scoprirà oggi (primo settembre) entro le 12, quando in commissione Affari costituzionali al Senato scade il termine per la presentazione degli emendamenti, se l'idea di re-introdurre il secondo turno si tradurrà in una proposta concreta. Al momento sarebbero due quelle attese, e non unitarie. Una, di Forza Italia, che abbassa dal 42 al 40 per cento la soglia del premio: se una sola coalizione supera quel muro, il premio scatta subito al primo turno; se ci arrivano le prime due, si va al ballottaggio; se non ci arriva nessuno, i seggi vengono assegnati con un proporzionale puro. In caso di secondo turno il premio resta fisso - 70 deputati e 35 senatori, entro il tetto dei 220 e 113 - e si somma ai seggi ottenuti proporzionalmente al primo. Il secondo emendamento è del senatore di FdI Marcello Pera: premio alla coalizione che al primo turno arriva al 48 per cento e, se nessuno ci riesce, ballottaggio tra le prime due purché entrambe sopra il 38, senza possibilità di apparentamenti diversi da quelli del primo turno.Ma l'accordo, nel centrodestra, è tutt'altro che vicino. Ecco perché nei prossimi giorni è atteso un incontro tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini per tentare di arrivare in Aula - dove la legge elettorale approderà il 9 settembre, con il vincolo di votarla entro il 15 - con una posizione unitaria. Che, però, per ora è lontana. Ad essere contrario è soprattutto il leader leghista e gran parte del Carroccio, che teme di veder svanire al primo turno il richiamo al "voto utile" (leggi: anti-Vannacci). C'è poi un problema tecnico non piccolo: il premio scatta solo se la stessa forza risulta prima sia alla Camera sia al Senato, e innestare un doppio turno su un impianto bicamerale significa moltiplicare le incognite. Perché è vero che tutto l'impianto del secondo turno sembra cucito addosso al leader di Futuro nazionale, ma non nel senso di sbarrargli la strada al primo turno: semmai il contrario. Il ballottaggio libera teoricamente i suoi elettori dal ricatto del voto utile per poi richiamarli a raccolta al secondo turno, quando l'unica scelta sul tavolo sarà destra contro sinistra. Tradotto: consente al centrodestra di recuperarne i voti senza doverlo imbarcare in coalizione. E infatti Vannacci - quando ieri si rincorrevano le indiscrezioni sui possibili nuovi emendamenti allo Stabilicum - è partito all'attacco, parlando via social di "mossa della paura" e di meccanismi costruiti per mettere al riparo il centrodestra dal rischio che lui rappresenta. "Se siamo così irrilevanti perché tanta fretta di cambiare le regole?", ha domandato.Ma quella sul ballottaggio non è l'unica sfida sulla legge elettorale che attende la politica al ritorno dalla pausa agostana. Alla finestra c'è l'emendamento sulle preferenze, bocciato con il voto segreto alla Camera per un solo voto e che ora è pronto per essere riproposto - questo sì, in maniera unitaria. Come per la proposta affossata a Montecitorio, anche a Palazzo Madama si prevedono i capilista bloccati e poi tre preferenze, da esprimere in listini corti da sette nomi. Ma con una differenza: entra il vincolo di genere. Almeno una delle tre preferenze dovrà andare a un candidato di sesso diverso dagli altri, e i capilista dovranno rispettare l'alternanza tra le circoscrizioni, con nessuno dei due generi sopra il 60 per cento delle posizioni complessive.C'è infine un terzo dossier, il più tecnico e forse il più delicato: la norma "taglia cespugli", quella che nel testo licenziato dalla Camera esclude dal computo della coalizione i voti delle liste sotto il 3 per cento, salvo la migliore perdente. La maggioranza si prepara a farla cadere. È il punto su cui i dubbi di costituzionalità erano più forti, e su cui — a quanto risulta — era stato allertato anche il Quirinale. Se salta, l'intero testo naviga più tranquillo. Con un dettaglio non secondario: qualsiasi modifica al Senato riporta la legge alla Camera in terza lettura.Intanto le opposizioni vanno all'attacco. Per Giuseppe Conte, quello sulla legge elettorale è un "capitolo spinosissimo". "La maggioranza che vuole introdurre il ballottaggio e cambiare la soglia del premio di maggioranza" è il segnale plastico di "una situazione nervosa. Abbiamo un governo che si appresta a festeggiare il record di longevità". "A seconda dei sondaggi - ha detto il leader del M5s intervistato a In Onda, su La7 - stanno cercando di confezionare una legge per poter rimanere lì a palazzo Chigi"."Meloni dovrebbe fare una cosa sola: ritirare questa pessima legge elettorale che non è nient'altro che un anticipo di premierato e lasciare Palazzo Chigi per consentire agli italiani di andare al voto", ha attaccato Nicola Fratoianni a margine della festa regionale di Alleanza Verdi-Sinistra a Giovinazzo (Bari). Il cosiddetto Stabilicum - Melonellum, come lo hanno ribattezzato le opposizioni - è "l'ennesima operazione autoritaria di questa destra: stanno cercando di cambiare le regole a pochi mesi dal voto, per tentare di blindare una vittoria che sentono sempre più sfuggire di mano". Il centrodestra, ha continuato Fratoianni, sente "la crisi del Paese e fa finta che non ci sia. Sanno che le elezioni sono molto a rischio, sanno che possono perdere le elezioni, per questo stanno cercando di costruire regole in grado di blindare la loro maggioranza".