A poche ore dalla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti in Senato sulla legge elettorale resta il rebus ballottaggio nel centrodestra. Nonostante le interlocuzioni tra i tecnici che si sono tenute anche nella giornata di oggi, sul punto non c'è una decisione comune e, dunque, dalla maggioranza verranno presentate più proposte di modifica in materia. Oltre a quello del senatore di FdI Marcello Pera, che da giorni sta sostenendo un emendamento in questa chiave, un altro dovrebbe arrivare anche da Forza Italia mentre la Lega resta fredda sull'argomento. Intanto l'opposizione va all'attacco accusando la maggioranza di pensare più a preparare una riforma "à la carte", "a suo uso e consumo" per restare al governo, che a riforme per risolvere i problemi degli italiani. Ma l'attacco più duro, a onor del vero, arriva da Roberto Vannacci che parla di un testo continuamente rimaneggiato sotto la spinta dalla paura dei sondaggi che danno FnV in continua crescita. "Ma non eravamo irrilevanti?", attacca il generale via social. "Se non contiamo nulla - accusa - perché costruire un argine? Forse perché il problema non è Vannacci. Il problema sono gli italiani che hanno deciso di votarlo. E quando la politica comincia a studiare le regole per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è entrata nei Palazzi". Fattore Vannacci o meno il centrodestra, comunque, approfondirà il tema ballottaggio anche nei prossimi giorni e non è escluso che sul punto, alla fine, serva una decisione dei leader. Al momento, comunque, saranno depositati una serie di emendamenti per avere la possibilità di poterne poi discutere anche in Aula, la vera dead line per le scelte. Il modello di doppio turno proposto dovrebbe ricalcare quello avanzato da alcuni costituzionalisti come Stefano Ceccanti: ballottaggio nel caso in cui nessuno abbia raggiunto il 48% in entrambe le Camere ma con le prime due coalizioni entrambe sopra il 38%. Nel caso in cui questa seconda soglia sia raggiunta solo da una forza in entrambi rami questa otterrebbe il premio se fosse sopra al 42% (ma non è escluso che tale tetto possa essere leggermente abbassato come nella prima versione della riforma che prevedeva anche il ballottaggio). Non ci sarà, poi, dalla maggioranza, un emendamento unitario sulla norma 'anti-frammentazione' introdotta nel corso dell'esame alla Camera e che prevede che i voti delle forze coalizzate al di sotto del 3% (tranne il miglior perdente) non vengano calcolati ai fini dell'attribuzione del premio. Su questo punto verrebbero presentati singoli emendamenti con diverse soglie, all'1 o al 2%. Sarà invece unitario quello per reintrodurre le preferenze con l'alternanza di genere dal secondo nome ma, al momento, non per i capilista, una scelta che, già al tempo della bocciatura a Montecitorio aveva provocato più di qualche malumore tra le parlamentari. Il centrodestra procede, dunque, verso ulteriori modifiche con le opposizioni che hanno gioco facile ad andare all'attacco. Giuseppe Conte ed Elly Schlein accusano il centrodestra di pensare a come restare al potere anziché ai problemi del Paese. E' una riforma "à la carte" per la pentastellata Alessandra Maiorino di M5s con un Parlamento "a proprio uso e consumo", dice il Dem Dario Parrini; un testo "Frankenstein", lo bolla Riccardo Magi invitando la maggioranza a ritirarlo mentre Bonelli e Fratoianni chiamano alla piazza contro il 'Melonellum'. Anche Azione - determinata comunque a lavorare per un centro riformatore - resta critica. "Il centrodestra - riassume Osvaldo Napoli - continua ad arrovellarsi attorno al problema: senza il ballottaggio, e senza i voti di Vannacci, dovrà accettare l'ipotesi realistica che nessuno dei due schieramenti raggiungerà il 42% per conseguire il premio di maggioranza. La destra "è terrorizzata" da Futuro Nazionale e "vuole vincere senza voti", attacca Avs con Filiberto Zaratti.
Rebus ballottaggio, dal centrodestra verranno presentati più emendamenti - Notizie - Ansa.it
Vannacci all'attacco: 'Hanno paura'. Le opposizioni: 'Non pensano agli italiani, ma al potere' (ANSA)











