Lo Spazio, soprattutto in LEO (orbita bassa terrestre) ma non solo, sta diventando sempre più affollato a causa delle nuove megacostellazioni satellitari e la situazione è destinata a peggiorare con l'arrivo dei datacenter spaziali che potrebbero essere lanciati nei prossimi anni. Uno dei problemi da affrontare già da ora è il tracciamento preciso, aggiornato e collaborativo sia dei veicoli attivi, sia degli stadi di razzi spaziali, satelliti non più operativi e detriti spaziali.
Con il crescere degli oggetti in orbita, una sindrome di Kessler diventa sempre più realistica e catastrofica, danneggiando sia l'utilizzo dello Spazio per fini scientifici ma anche commerciale e militare. Due recenti esempi, collocati in zone diverse dello Spazio, sono emblematici di ciò che potrebbe accadere in futuro, anche se società e agenzie spaziali stanno cercando di limitare i problemi, ridurre i rischi e agire per rimuovere attivamente i detriti spaziali in particolare in LEO.
Detriti spaziali: i casi di LDPE-1 e del Lunga Marcia 6C
Un primo problema ha riguardato il satellite LDPE-1 della Space Force. Questo satellite, chiamato Long Duration Propulsive EELV, è una soluzione sperimentale che consente di trasportare altri piccoli satelliti e carichi utili in orbita geostazionaria (GEO). La costruzione è stata affidata a Northrop Grumman ed è stata lanciata nel 2021 a bordo di un razzo spaziale Atlas V. Il carico utile principale di quella missione era il satellite STPSat 6 pensato per diversi compiti di sorveglianza strategica.







