Pavia. Dal raccolto alle nuove semine dei cereali: mais penalizzato dalla siccità e colza a rischio. La campagna volge al termine, ma per le aziende le preoccupazioni non si fermano. Se grano e orzo hanno consentito di contenere le perdite di un’annata ancora caratterizzata da prezzi poco remunerativi, il mais sta confermando i timori maturati durante l’estate. Primi bilanci E mentre si tirano i primi bilanci, soprattutto in Oltrepò si guarda già alle semine autunnali, con un nuovo problema: terreni duri e difficili da lavorare dopo mesi segnati dalla scarsità d’acqua. «Sul mais purtroppo stiamo vedendo quello che temevamo – spiega Stefano Lamberti, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Pavia – La siccità e, in molte zone, l’insufficiente approvvigionamento irriguo hanno inciso sulla coltivazione: il raccolto si presenta mediamente inferiore rispetto agli anni scorsi sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Alcune aziende hanno potuto gestire meglio la fase critica, ma in altre aree la mancanza d’acqua ha lasciato un segno evidente». Durante la campagna, Confagricoltura Pavia aveva segnalato quotazioni dei cereali troppo basse rispetto ai costi sostenuti dalle aziende, con il grano tenero attestato sui 20-25 euro al quintale e il grano duro sotto i 30 euro. «Per grano e orzo – prosegue Lamberti – dove le produzioni sono state buone, si è riusciti in qualche caso a raggiungere un sostanziale pareggio, ma dopo anni difficili non possiamo considerarlo un risultato soddisfacente: il tema della redditività resta aperto». La prossima campagna Archiviato il raccolto, l’attenzione si sposta sulla prossima campagna. Tra settembre e novembre entreranno nel vivo le semine dei cereali autunno-vernini: prima colza, poi grano e orzo. «In Oltrepò abbiamo un problema serio di preparazione dei suoli – racconta Andrea Passerini, socio di Confagricoltura Pavia – La lunga assenza di precipitazioni ha lasciato terreni estremamente duri e compattati. I pochi episodi di pioggia che abbiamo avuto sono stati spesso molto intensi e non sono serviti a ripristinare condizioni normali di lavorabilità». Il primo banco di prova sarà la colza, la cui semina è prevista già a settembre. «Abbiamo provato a preparare i terreni, ma lavorarli in queste condizioni significa sostenere costi elevatissimi – continua Passerini – Serve molto più gasolio e aumenta enormemente anche l’usura dei macchinari e dei ricambi: con il prezzo del carburante che pesa già sui bilanci aziendali, ogni lavorazione aggiuntiva diventa un costo difficile da assorbire». Senza precipitazioni significative nelle prossime settimane, per alcune aziende la semina della colza potrebbe diventare impraticabile: problema sentito in Oltrepò, dove negli ultimi anni questa coltura ha trovato maggiore spazio nelle rotazioni anche come alternativa al frumento grazie a costi produttivi potenzialmente inferiori e agli sbocchi nella filiera dei biocarburanti. «La colza – sottolinea Passerini – è una materia prima utilizzata per la produzione di biodiesel e Hvo e, in una fase in cui è strategico aumentare la disponibilità di produzioni nazionali destinate ai biocarburanti, sarebbe importante riuscire a coltivarne di più, non di meno». Per grano e orzo il calendario concede qualche settimana in più: le semine entreranno nel vivo tra ottobre e novembre. «Le sementi hanno costi molto elevati – conclude – e preparare questi terreni comporta un impiego di mezzi e carburante molto superiore al normale: se non arriveranno piogge capaci di riportare i suoli in condizioni migliori, anche le semine dei cereali partiranno con costi pesanti».