31 Agosto 2026 – Lettura: 4 minuti
Il capo, come il principe di Salina, è asserragliato nella sua Donnafugata con pochi colonnelli, tra cui spiccano Zoffili e Morelli. Tornano anche i vecchi temi identitari. Come finirà con i ‘ribelli’ nordisti?
«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È poco lombardo e molto gattopardesco lo spirito che si respira nell’estate più calda della Lega dai giorni del Papeete del 2019.
Il capo come Don Fabrizio è chiuso nel suo fortino
Matteo Salvini, la cui leadership è stata messa per la prima volta in discussione da alcuni big lombardi, è un Don Fabrizio Salina asserragliato nel suo fortino. La villa del segretario alla Camilluccia è la Donnafugata leghista, con Donna Francesca Verdini che controlla tutto mentre si dedica alla coltivazione dei pomodori dell’orto, e gli ultimi fedelissimi del capo che provano a tirare le fila abbozzando una strategia. Al fianco di Salvini sono rimasti il vice Claudio Durigon, i falchi Claudio Borghi e Armando Siri, gli amici “fratelli”, Alessandro Morelli ed Eugenio Zoffili.






