21 Luglio 2026 – Lettura: 4 minuti
Il nome del capo sta scomparendo dalle feste del partito, ma l’effetto Amarcord e le note del Va’ pensiero non bastano a risollevare il movimento. E non è tutta colpa del Capitano…
Desalvinizzazione della Lega. È la definizione giornalistica più in voga del momento per descrivere la fase di grande decadenza della leadership di Matteo Salvini.
Scompare il nome del capo e tornano i vecchi simboli
La nuova terminologia parte da una constatazione reale. L’eliminazione del nome del capo dai simboli usati nelle feste estive del partito. In effetti, sempre meno numerose e sempre meno popolate, nelle tradizionali feste lombarde non solo viene usato il simbolo Lega senza l’aggiunta “Salvini premier”, ma la decisione viene accompagnata da una sorta di movimento nostalgico. Sono tornate le parole “Padania” e “centralismo” nei discorsi di alcuni big come il governatore lombardo Attilio Fontana. Sono tornati il Sole delle Alpi e i tributi a Umberto Bossi e Roberto Maroni. È tornato anche il Va’ pensiero con il militante più celebre, il cosiddetto militante ignoto, Elio Fagioli da Saronno, che sale sul palco a cantare con la mano sul petto e la polo rigorosamente verde.






