Un radiocronista che sbaglia minuto, azione, persino nome del giocatore, con l’attaccante del Bologna Riccardo Orsolini che diventa prima “Orsoloni” e poi “Orsacchiotti”. È la gag scelta dalla Lega Serie A per lanciare “True Data”, la campagna di cui sono protagonisti Francesco Repice e il comico Ivan Colacino andata in onda con l’avvio del nuovo campionato. L’equazione è chiara: un dato sbagliato fa ridere finché l’errore non ha un prezzo. Peccato che il prezzo, negli ultimi secondi dello spot, non abbia più a che fare con la cronaca di una partita ma con le scommesse che ci si costruiscono sopra. “Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura. #GiocaSicuro”. Una chiusura che ha fatto storcere il naso a molti calciofili e addetti ai lavori.

Da tre anni a questa parte, infatti, la Lega conduce una campagna senza sconti contro la pirateria degli abbonamenti sportivi, fatta di comunicati, denunce, identificazioni via indirizzo IP e multe salate per chi viene scoperto a guardare una partita piratata. Ora invece se ne esce con le scommesse, legali va detto se giocate su un operatore con licenza ADM, ma la cui promozione è vietata dal decreto Dignità del 2018. Insomma, chi guarda il campionato col pezzotto viene braccato, mentre chi scommette sulla stessa partita trova ad attenderlo uno spot con una delle voci più familiari del calcio italiano. Certo, uno è un reato, l’altro no. Eppure il paradosso resta ed è lo stesso che ha spinto molti a chiedersi che cosa ci sia davvero dietro una campagna del genere.