«Non contesto al ministro Urso i numeri dell’export. Chiedo semplicemente di leggerli tutti».
Con questa premessa Lorenzo Zurino, presidente del Forum italiano dell’Export, interviene dopo le dichiarazioni del Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso a «La Piazza-Il Bene Comune» (la kermesse socio-economica e politica di affaritaliani.it) a Ceglie Messapica, dove il ministro ha sostenuto che la crescita delle esportazioni dimostrerebbe come l’Italia sia diventata «più competitiva, più attrattiva e più affidabile», richiamando un aumento del 3,3% nel 2025 e del 4,3% nel primo semestre 2026.
Zurino non mette in discussione la dinamica generale, ma invita a guardare la struttura dei dati: «La crescita esiste ed è positiva. Ma il dato Istat definitivo dice che le esportazioni italiane sono aumentate del 4,5% in valore e soltanto dello 0,7% in volume, raggiungendo 337,2 miliardi di euro. È una distinzione fondamentale».
Una distinzione che emerge anche osservando i comparti che trainano la crescita: metalli di base e prodotti in metallo (+28,9%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+23,3%), autoveicoli (+8,3%). «Sono numeri importanti, ma dimostrano perché una media nazionale non può diventare automaticamente il certificato di salute dell’intero Made in Italy».










