Siamo a una svolta: sta per iniziare l’era dei nativi neurotecnologici. Se i nativi digitali sono le persone cresciute con le tecnologie digitali, dai Millennial in poi, i nativi neurotecnologici sono gli individui il cui sviluppo cognitivo e sociale avverrà impiegando, nel quotidiano, dispositivi capaci di leggere l'attività cerebrale.
Il concetto, destinato a entrare nel dibattito sulla privacy digitale, si deve al ricercatore José M. Muñoz, dell'International Neurotechnology Governance Observatory di Madrid e del Ceu Human-Centered Neurotechnology Hub dell'Universidad Cardenal Herrera di Valencia. Lo studio, intitolato Neurotechnological Natives and the Neurotechnology Shift: A Research Agenda for the Brain-as-Interface Era, è stato accettato a luglio 2026 dagli Annals of the New York Academy of Sciences.
La transizione neurotecnologica
Il testo propone innanzitutto un concetto più ampio, il neurotechnology shift: il passaggio delle neurotecnologie dagli ambienti clinici alla vita quotidiana: luoghi di lavoro, scuole, mercati di consumo. Muñoz individua tre dimensioni: una tecnoscientifica, legata alla miniaturizzazione dei dispositivi e all'integrazione con l'intelligenza artificiale; una cognitiva, su plasticità neurale, identità e controllo degli impulsi; una socioculturale, su norme, disuguaglianze e immaginario collettivo.








