Dalla rubrica di Enrico Dal Buono “Male Maschio”, consigli d’amore da un uomo pessimo, riproponiamo la storia di una lettrice.
Caro Enrico,
ti scrivo per chiederti un parere su una relazione nata su un’app di incontri e che oggi mi lascia più domande che certezze. All’inizio tutto sembrava semplice: messaggi quotidiani, confidenze, una sensazione di intimità costruita quasi prima di conoscersi davvero. Quando abbiamo iniziato a frequentarci, ho avuto l’impressione che quella complicità digitale potesse tradursi senza difficoltà nella realtà.
Col tempo però ho iniziato a sentire una distanza difficile da spiegare. Nella vita reale il rapporto procede, ci vediamo, condividiamo momenti piacevoli, ma ho spesso la sensazione che resti sospeso, come se fosse sempre possibile rimetterlo in discussione senza mai farlo davvero.
Ho la sensazione che l’idea stessa di relazione, quando nasce su un’app, porti con sé una sorta di provvisorietà implicita; come se esistesse sempre un “altro possibile” a portata di schermo, anche quando si sceglie di stare con qualcuno. Questo mi fa sentire insicura, ma allo stesso tempo mi chiedo se non sia io a pretendere qualcosa che oggi non è più scontato. Ti chiedo: le relazioni nate sulle app sono davvero diverse, o siamo noi a usarle come alibi per non scegliere fino in fondo?






