Anziani, Rsa e assistenza domiciliare: dibattito permanente. Il tema, sollevato nei mesi scorsi da La Stampa e seguito quasi giorno per giorno nei suoi sviluppi, continua a suscitare reazioni a tutti i livelli: comprese quelle politiche. A maggior ragione, dopo l’intervista, pubblicata oggi online e sul giornale, in cui il presidente della Regione Alberto Cirio rilancia la sua idea di riforma dell’assistenza. L’allarme di Avs «Abbiamo richiesto alle Asl quale sia la situazione al 30 giugno 2026 delle liste d'attesa per ottenere la "quota sanitaria" per il ricovero in Rsa delle persone anziane non autosufficienti: il 50% della retta, non un optional ma un diritto previsto dalla normativa nazionale sui Lea – spiega la consigliera regionale di Avs Alice Ravinale -. Nonostante il dibattito innescato a seguito della diffusione dei dati al 31 dicembre 2025, che registravano 11.616 persone in lista d'attesa contro le 8.500 al 7 febbraio 2025 indicate dal piano sociosanitario, la situazione non è migliorata».
Liste di attesa in aumento Poi Ravinale arriva al punto: «Le persone in attesa sono arrivate da essere 12.148, con crescita costante in tutte le Asl del Piemonte ad eccezione della Città di Torino, che registra un lieve decremento. Benché la crescita delle liste d'attesa nei primi sei mesi del 2026 sia stata meno drastica di quella registrata da febbraio a dicembre 2025, con circa 600 persone in più (rispetto ai 3000 registrati nel precedente accesso agli atti) siamo comunque davanti ad una situazione indegna: stiamo parlando di 3 persone in più al giorno che vengono parcheggiate in una lista d'attesa e che devono "scegliere" se pagarsi interamente la retta, che è arrivata a costare ben più di 3000 euro al mese, o rinunciare alle cure e rimanere a carico dei familiari». Nel dettaglio «Notevole è l'aumento dei casi cosiddetti urgenti secondo i parametri delle Uvg, le Unità di valutazione geriatrica: sono passati da 892 al 31 dicembre a 1255 al 30 giugno. Stiamo parlando di persone che hanno situazioni cliniche gravi unite a condizioni socioeconomiche che non consentono loro di sostenere la retta: già solo creare una lista d'attesa per queste situazioni è un paradosso. Resta di fatto invariato, rispetto al 31 dicembre 2025, il numero delle persone in lista d'attesa dei casi "differibili", quelli che secondo la valutazione delle Uvg possono attendere sine die per l'attivazione della convenzione, pur avendo condizioni cliniche e socioeconomiche di acclarata gravità. Non migliora nemmeno il dato delle liste d'attesa per le prestazioni domiciliari, aumentato di circa 500 persone: Cirio ha detto di voler incentivare un modello che favorisca i servizi domiciliari per gli anziani non autosufficienti, ma forse gli sfugge il fatto che sono circa 13000 le persone che attendono già ad oggi risposte dalla Regione, che si uniscono alle oltre 12.100 in attesa per le Rsa. Vale la pena di ricordare, infine, che il piano sociosanitario approvato a dicembre prevede, grazie a un nostro emendamento, che questi dati siano pubblicati mensilmente dalla Regione: ma a questo impegno ancora non si è dato corso, e nuovamente è stato necessario un accesso agli atti per avere il quadro della situazione. Quella della non autosufficienza resta la più grande inadempienza di Cirio e Riboldi con i piemontesi, e nei prossimi mesi siamo pronte a presentare proposte di legge che superino lo stato attuale di mancata attuazione dei Lea e di abbandono delle famiglie». I “differibili” e la replica dell’assessorato alla Sanità «Al di fuori delle ricostruzioni polemiche, sono i dati oggettivi a rappresentare la situazione – replicano dall’assessorato alla Sanità -. Dalla Giunta Chiamparino del 2018 a oggi, la Regione ha costantemente incrementato le prese in carico delle persone non autosufficienti in Rsa attraverso il finanziamento della quota sanitaria. Un dato particolarmente significativo è quello relativo all’Asl Città di Torino. Al 30 giugno 2018, durante la Giunta Chiamparino, nell’ASL Città di Torino risultavano 3.429 inserimenti in Rsa finanziati con quota sanitaria attiva. Al 31 dicembre 2023 erano 4.026, al 31 dicembre 2024 4.005, al 31 dicembre 2025 4.404, fino a raggiungere 4.587 al 30 giugno 2026. Significa che, nella sola Asl Città di Torino, rispetto al giugno 2018 sono state attivate 1.158 quote sanitarie in più, con un incremento del 33,8%. Ancora più significativo è quanto avvenuto nell’ultimo periodo: dal 31 dicembre 2024 al 30 giugno 2026 le quote sanitarie attive nell’Asl Città di Torino sono passate da 4.005 a 4.587, con 582 prese in carico in più (+14,5%) in appena diciotto mesi». “Nessuna strumentalizzazione” «Questi numeri dimostrano che l’aumento delle persone classificate come “differibili”, se considerato isolatamente, non può essere utilizzato per sostenere che vi sia stata una riduzione dell’assistenza o, peggio, una volontà delle Asl di “nascondere la reale condizione dei malati – aggiunge l’assessore Federico Riboldi -. Il dato oggettivo è esattamente l’opposto: nella sola ASL Città di Torino oggi il Servizio sanitario finanzia 1.158 inserimenti RSA in più rispetto al 2018. La Regione continuerà a lavorare per incrementare ulteriormente le prese in carico delle persone non autosufficienti, garantendo appropriatezza, trasparenza e priorità alle situazioni caratterizzate dal maggiore bisogno assistenziale». “Basta alibi” Il Pd non ci sta. E dopo l’uscita del governatore Cirio contrattacca, lancia in resta: «Dopo sette anni basta alibi. Cirio risponda dei risultati, non di Chiamparino. Pronti a discutere di domiciliarità, ma non diventi alibi per non investire sulle strutture – commenta Daniele Valle – consigliere regionale e vicepresidente Commissione Sanità del Consiglio regionale -. Dopo sette anni alla guida del Piemonte, sentire Alberto Cirio attribuire ancora i problemi delle Rsa a Sergio Chiamparino non è più credibile. È un riflesso automatico che ormai sfiora il ridicolo. Chi governa da due legislature ha il dovere di rispondere delle proprie scelte e dei propri risultati, non di continuare a cercare giustificazioni nel passato. Il confronto che Cirio propone è profondamente fuorviante. In questi sette anni sono aumentati gli anziani non autosufficienti, sono aumentate le famiglie che hanno bisogno di assistenza, sono aumentati i costi del personale, quelli energetici e quelli sostenuti dai gestori delle strutture. Sono aumentate persino le risorse che lo Stato ha trasferito alle Regioni per la sanità, pur restando insufficienti rispetto alla crescita dei bisogni. Per questo confrontare semplicemente le cifre del 2026 con quelle del 2014/19 senza considerare inflazione, maggiori costi e aumento della domanda significa raccontare solo una parte della realtà». Il nodo delle risorse «C'è poi un elemento che il presidente omette. Quando parla dell'aumento delle risorse, somma insieme voci molto diverse: il finanziamento ordinario delle convenzioni Rsa, le risorse per le dimissioni protette dagli ospedali, quelle della misura "Scelta Sociale" e quelle del cosiddetto Patto per il Welfare. Interventi aggiuntivi e finalizzati a specifiche attività vengono così presentati come se fossero tutti aumenti strutturali delle risorse destinate alle RSA. Non è corretto. Il caso più emblematico è proprio il Patto per il Welfare. Annunciato nel marzo 2024 come una svolta per la non autosufficienza, a oltre due anni di distanza non è ancora arrivato completamente ai destinatari. È il simbolo della differenza tra la propaganda e la capacità amministrativa». Timori per la formula “uno a cinque” «Per questo preoccupa sentire annunciare un modello in cui per ogni posto in Rsa si assisteranno cinque persone a domicilio quando la sanità territoriale piemontese non è ancora pienamente operativa, molte Case della Comunità sono vuote o sono la nuova casa di servizio vecchi e le famiglie continuano troppo spesso a essere lasciate sole nella gestione della non autosufficienza – conclude valle -. Prima di annunciare nuovi modelli servirebbe dimostrare di aver costruito gli strumenti necessari per farli funzionare. Altrimenti il rischio è che dietro la parola domiciliarità si nasconda semplicemente una riduzione delle risposte residenziali, non un loro superamento attraverso servizi migliori». “L’equivoco di Cirio” Sul tema interviene anche la consigliera del Pd Monica Canalis: «Sembra che il presidente sia il protagonista del film “Ricomincio da capo”, in cui ogni giorno era uguale al precedente. Lo dico alla luce della sua intervista di oggi a La Stampa sul tema cruciale degli anziani, in cui omette che nei suoi 7 anni di mandato il mondo è cambiato totalmente: il costo dell’energia è lievitato così come è lievitata l’inflazione, gli anziani in Piemonte sono aumentati sensibilmente, la domiciliarità richiede professionalità che scarseggiano e, durante la pandemia, sono state introdotte nuove misure come i ricoveri temporanei post ospedalieri in RSA (dimissioni protette ex DGR 10) che accrescono la spesa per gli anziani, ma non sono una risposta risolutiva e per certi versi neppure appropriata. Infine, i fondi europei utilizzati da Cirio in questi anni sono stati un sollievo per le famiglie, ma sono un tampone, che non elude l’obbligo di realizzare i LEA tramite il fondo sanitario statale trasferito alle Regioni». “Sette anni dopo” Insomma, le giunte Cirio 1 e 2 hanno messo più soldi sulle Rsa, ma non abbastanza per far fronte ai rincari energetici e inflattivi, all’aumento degli anziani, all’impoverimento delle famiglie, agli obblighi normativi legati ai LEA, tutt’ora insoddisfatti – rimarca Canalis - Le dimissioni protette dagli ospedali con i 60 giorni pagati in RSA, il bonus Scelta Sociale e Protezione Sociale, gli annunci verbali sulla domiciliarità, i tentativi di risolvere il disastro sui pannoloni, sono state iniziative tampone che non aggrediscono il tema vero: oggi meno della metà dei posti letto in RSA ha la convenzione sanitaria LEA, mentre a domicilio la sanità fa pochissimo, poche ore l’anno per ogni paziente. Sette anni sono passati e non servono ulteriori annunci di Cirio. Serve un aumento del Fondo sanitario nazionale e serve che la Regione destini una quota più consistente di questo Fondo alla non autosufficienza e riorganizzi i servizi, andando oltre gli annunci.







