La Francia ha da tempo dichiarato guerra alla manifattura cinese dopata dai sussidi pubblici, l’Italia ha fatto altrettanto. Mentre l’Europa è pronta a mettere alle strette Pechino se non ridurrà il deficit commerciale con l’Unione. Ora anche l’industria tedesca ne ha abbastanza. E va in pressing sul cancelliere

Fosse stata la Francia, o l’Italia, la questione si sarebbe risolta intorno al tavolo di qualche bilaterale. Ma quando l’attacco viene dal proprio ventre, allora è diverso. La Germania di Friedrich Merz è sempre più isolata in un’Europa che ne ha abbastanza della Cina e della sua manifattura a basso costo perché dopata dai sussidi di Stato. Bruxelles ha già fatto partire il countdown: a ottobre, se Pechino avrà fatto poco o nulla per ripianare il deficit da 360 miliardi che tiene in ostaggio l’industria del Vecchio continente, impedendole di aumentare crescita e competitività, scatteranno nuove misure restrittive contro le importazioni del Dragone. La Francia è perfettamente allineata da tempo e, anzi, Parigi chiede da mesi un maggior polso all’Europa. L’Italia altrettanto e lo dimostra il fatto che è stato il primo Paese in Ue a tagliare fuori i pannelli solari fabbricati in Cina dalle gare per gli incentivi pubblici al fotovoltaico.