Nessuna materia prima, niente terre rare. Per rispondere a un deficit commerciale con la Cina che Bruxelles definisce da mesi “non più sostenibile”, Berlino ha iniziato a mappare altre leve. Si tratta della rete delle aziende tedesche e europee di cui Pechino, volente o nolente, non riesce a fare a meno. Fornitori insostituibili, che il governo tedesco considera una carta da giocare se lo scontro economico e commerciale dovesse inasprirsi. L’indagine, che incrocia flussi commerciali, catene di approvvigionamento e dati delle singole aziende, farebbe parte a detta di Bloomberg di un pacchetto più ampio di 34 misure elaborate dal Consiglio di sicurezza nazionale tedesco per affrontare un’eventuale escalation con il Dragone. Il dossier riservato includerebbe diversi asset strategici, soprattutto legati al comparto dei semiconduttori, da Siltronic a Aixtron, fino a SUSS MicroTec. Ma i due nomi individuati con certezza sono altri: Trumpf e Carl Zeiss, entrambe con sede nella regione del Baden-Württemberg. Aziende che forniscono all'olandese ASML il laser e l'ottica di precisione necessari per fabbricare i chip più sofisticati al mondo, gli stessi che alimentano l’intelligenza artificiale. Eppure, è proprio su questo terreno che il vantaggio tedesco sulla Repubblica popolare rischia di assottigliarsi più in fretta del previsto.