ROMA – Da fuori potrebbe sembrare la “solita” CX-60. In realtà, l’aggiornamento 2026 del grande Suv giapponese nasconde numerosi upgrade che alzano ulteriormente l’asticella in termini di comfort, insonorizzazione, dinamica di guida ed efficienza. L’abbiamo messa alla prova in versione diesel: quasi 2.000 km, partendo da Roma e raggiungendo Castelmagno, nel Cuneese, per poi scendere verso Torino e tornare nella Capitale. Un percorso prevalentemente autostradale, ideale per apprezzare quegli affinamenti che riflettono la filosofia giapponese del Kaizen, letteralmente “miglioramento continuo”. Uno dei più evidenti riguarda il comfort acustico: i nuovi vetri anteriori doppi e ulteriori interventi sulle zone più critiche della scocca riducono fruscii aerodinamici, rumore di rotolamento degli pneumatici e sonorità provenienti dal vano motore. Il risultato si percepisce soprattutto alle alte velocità, dove l’abitacolo resta estremamente silenzioso e consente di conversare senza alzare la voce. In questo ambiente più isolato emerge ancora meglio la qualità dell’impianto audio Bose a 12 diffusori, capace di offrire una scena sonora nitida, avvolgente e ben distribuita senza distorsioni o frequenze indesiderate anche a volumi elevati. Un’esperienza ulteriormente valorizzata dall’arrivo di Amazon Alexa, che permette di gestire navigazione, intrattenimento e funzioni connesse attraverso comandi vocali naturali, limitando le distrazioni.
Mazda CX-60 diesel mild hybrid, migliorano comfort ed efficienza. La prova tra Roma e il Piemonte
Il motore da 249 Cv è certificato anche per l’utilizzo del carburante rinnovabile HVO 100









