Per le aziende farmaceutiche si profila un taglio fino al 30 per cento al rimborso di medicinali molto utilizzati. E molti venduti come statine per il colesterolo e inibitori della pompa protonica contro il reflusso. I pazienti, invece, potrebbero spendere 450 milioni all’anno in più per curarsi, stando alle stime del centro studi di Egualia, secondo cui la partita riguarda oltre 250 milioni di confezioni. In meno di due mesi l’Aifa è riuscita a inimicarsi imprese, medici, farmacisti e persino il governo dal quale dipende: vuole cambiare – al ribasso e per tagliare la spesa a carico del servizio sanitario nazionale – le regole per i rimborsi di prodotti, per lo più con brevetto scaduto. Gli stessi che garantiscono importanti volumi per tutto il settore e tengono in piedi l’industria dei “generici”. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha bollato l’ipotesi come «impraticabile». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, invece, ha garantito: «Non voglio che i cittadini paghino di più per avere i farmaci». Sì, perché il risparmio sarà scaricato su di loro.