Niente Festa dell’Unità per la leader dem, che ha scelto di non entrare nella partita delle Comunali. L’idea è che il modello meneghino sia un unicum non replicabile su scala nazionale.

Da quando è stato pubblicato il programma della Festa dell’Unità organizzata dal Pd milanese, da più parti ci si adopera per interpretare le ragioni recondite dell’assenza di Elly Schlein. Eppure, la realtà è in bella vista per chiunque si sforzi di guardarla: la segretaria nazionale ha deciso di non giocare la partita meneghina per concentrarsi sulla ben più complessa vicenda nazionale, come peraltro avevamo anticipato un mese fa. Con tutti gli aspiranti candidati sindaco ben posizionati nel palinsesto della kermesse, Schlein non avrebbe in nessun modo potuto evitare il fuoco di fila dei media sulle scelte ormai inderogabili riguardanti il futuro della città.

Il dribbling della segretaria sulle primarie cittadine

Nonostante la sua invidiabile capacità di usare molte parole per dire pochissimo, sarebbe stato inevitabilmente un gioco a perdere: ogni sua smorfia – e persino ogni sua scelta armocromatica – si sarebbe facilmente prestata a strumentalizzazioni giornalistiche. Incurante del detto secondo il quale gli assenti hanno torto a prescindere, Schlein ha preferito marcare visita, evitando non solo di farsi immaginare in sostegno a uno qualsiasi dei tanti candidati (e dire che Pierfrancesco Majorino fa parte della sua segreteria…), ma anche di proferire verbo sul metodo di scelta della candidatura, perché a oggi nessuno ha ancora ufficializzato il fatto che ci saranno davvero quelle primarie di cui ormai si parla da due anni.