ROMA. Inutile chiederle delle primarie. Elly Schlein va dritta, sa che quella è l’unica strada percorribile per puntare a Palazzo Chigi. Come sua abitudine, si rende impermeabile al pressing crescente dentro al suo partito. Non rompe l’assedio, lo ignora. Non vuole dare corda a quei dirigenti e capi corrente (o correntone) del Pd, che la invitano a riflettere sui possibili contraccolpi negativi della sfida ai gazebo contro Giuseppe Conte. «Facciano le interviste che vogliono», li snobba parlando con i suoi fedelissimi. Non saranno i retroscena sui giornali a definire la strategia. La segretaria, assicura chi ci ha parlato, dissimula il fastidio e non pensa minimamente a un passo indietro. Anzi, è più che convinta di riuscire a «vincere le primarie», anche con il voto online chiesto dai 5 stelle, e poi di «battere Giorgia Meloni alle elezioni». Questa sera ricomparirà in pubblico, tra Mantova e Cremona, per partecipare alle due feste locali dell’Unità. Dopo venti giorni di vacanza e di assenza fisica dalla scena politica, Schlein potrebbe vedersi costretta a rompere il silenzio sul tema che ha infiammato il campo largo in questa seconda metà di agosto. Facile anticipare l’eventuale risposta: «Sulle primarie decideremo insieme agli alleati, quando sarà il momento. Io ho già detto che sono disponibile a correre, oppure si può scegliere il leader del partito più votato». Ma sa bene che non c’è una vera alternativa alle primarie. Da Bologna il suo braccio destro, Igor Taruffi, avverte tutti: «Non dobbiamo avere paura del nostro popolo. Le primarie sono importanti anche per lanciare la campagna vera - spiega - abbiamo una responsabilità».