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Ruggiero Corcella

Il professor Silvestro Micera, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, racconta le nuove frontiere della neuroingegneria e della riabilitazione neurologica, alla vigilia del Congresso IFESS 2026. E sulle nuove tecnologie avverte: «Dobbiamo discutere adesso come regolamentarle. Fra dieci anni potrebbe essere troppo tardi»

«Pur con tutti i limiti del caso, la neuroingegneria comincia ad avere una serie di dispositivi davvero utilizzabili in clinica». Per Silvestro Micera, 54 anni, professore di Bioelettronica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, la stagione delle sole promesse sta finendo. Alcune neurotecnologie sono già entrate nella medicina: dagli impianti cocleari alla stimolazione cerebrale profonda per il Parkinson. Altre si stanno avvicinando rapidamente alla pratica clinica.È proprio il passaggio «From Lab to Life», dal laboratorio alla vita, il tema di IFESS 2026, il congresso della International Functional Electrical Stimulation Society dedicato alla stimolazione elettrica funzionale, che dal 2 al 4 settembre (Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano) riunirà circa 150 ricercatori, medici, fisioterapisti e ingegneri provenienti da tutto il mondo. Un appuntamento ormai «storico», lo definisce Micera: relativamente piccolo, con alcune centinaia di partecipanti, ma particolarmente importante perché permette il confronto fra specialisti che condividono un patrimonio scientifico comune.