di
Paolo Foschini
La docente e rettrice di Milano-Bicocca, già ministra dell’Università: «La tecnologia ha rivoluzionato l’idea di riabilitazione. Diagnosi predittive? Più controlli per la privacy»
Sempre più vecchi ma sempre più vivi. Se una volta il sogno di una vita infinita era materia di fede o magia nera - ma senza mai fare a cazzotti con l’accettazione della morte come parte del mondo al pari delle stagioni - ricerca scientifica e demografia stanno oggi spostando il sogno più in qua. Robotica, intelligenza artificiale, diagnostica predittiva per curarci l’Alzheimer tre anni prima che ci venga, con quel che ne segue in costi e benefici. C’è tutta un’economia che gira attorno alla vecchiaia, non solo in termini di welfare e di lavoro sempre più prezioso di quelle che con termine orrendo chiamiamo badanti, ma appunto per le terapie da cui ormai ci aspettiamo che ci facciano vivere non solo tanto ma bene. Maria Cristina Messa, già ministra dell’Università con Draghi nonché docente e rettrice di Milano-Bicocca, è oggi direttore scientifico di Fondazione don Carlo Gnocchi Onlus: da settant’anni un faro a livello prima milanese poi italiano e mondiale nei campi della riabilitazione, dell’assistenza, della ricerca.








